
L’eredità segreta di Raffaella Carrà, tra ville milionarie e il figlio adottivo
Il mistero che avvolge l’eredità di Raffaella Maria Roberta Pelloni, per il mondo intero semplicemente Raffaella Carrà, a cinque anni dalla sua scomparsa avvenuta il 5 luglio 2021, continua ad alimentare cronache e congetture quasi fosse una versione reale del suo celebre gioco dei fagioli nel barattolo. Siamo nel 2026 e ancora oggi manca una stima ufficiale, sebbene il patrimonio complessivo venga quantificato dagli esperti in una cifra che si aggira attorno ai 300 milioni di euro. Quello che inizialmente sembrava un lascito destinato a rimanere saldamente nei confini della cerchia dei nipoti Matteo e Federica Pelloni, figli del fratello Renzo scomparso nel 2001, ha visto l’irruzione sulla scena di una figura che ha sparigliato le carte della successione: Gian Luca Pelloni Bulzoni.
Il 62enne di origini ferraresi non è certo un volto ignoto per chi ha seguito la carriera della showgirl negli ultimi vent’anni, ma la sua trasformazione da assistente a erede universale rappresenta un caso emblematico di come l’affetto e la fiducia possano talvolta superare i vincoli biologici. Bulzoni entrò nella vita della Carrà nel 2001, inizialmente ingaggiato come guardia del corpo durante il Festival di Sanremo di quell’anno. La sua discrezione e la sua dedizione lo portarono a diventare rapidamente autista, collaboratore stretto e infine manager personale, diventando un pilastro fondamentale nello staff di ogni sua trasmissione televisiva. La mossa decisiva, rivelata solo postuma, è stata un’adozione in forma riservata avvenuta poco prima della morte della diva, una scelta che ha reso Bulzoni quel figlio mai avuto naturalmente, ma intensamente desiderato per tutta la vita.
La logica dietro questa decisione non sembra essere stata l’esclusione della famiglia d’origine, quanto piuttosto la volontà di garantire una gestione unitaria e professionale dell’immenso catalogo artistico e d’immagine. Come riportato da alcune ricostruzioni dell’epoca, la Carrà voleva con questa mossa avere un erede di fiducia che portasse avanti non solo il patrimonio ma anche l’attività artistica e benefica», evitando così la dispersione dei diritti in lunghe e dolorose diatribe legali. I nipoti Matteo e Federica, che la conduttrice considerava a tutti gli effetti come figli propri, non sono stati affatto estromessi dal testamento, beneficiando di cospicue somme di denaro e di diverse proprietà immobiliari. In questo quadro di successione bilanciata sembra figurare, seppur senza conferme notarili pubbliche, anche lo storico compagno Sergio Japino, l’uomo che le è rimasto accanto fino all’ultimo respiro.
Un capitolo a parte merita il patrimonio immobiliare, che costituisce la parte più visibile e tangibile di questo tesoro. Il gioiello della corona è senza dubbio l’appartamento situato a Vigna Clara, nella zona nord di Roma, dove la Carrà ha vissuto per decenni. Una dimora imponente di oltre 380 metri quadrati, caratterizzata da nove camere da letto, una palestra privata e una piscina, che è stata per lungo tempo un simbolo della sua eleganza sobria. Tuttavia, il mercato immobiliare di lusso ha faticato a digerire una proprietà così specifica: messa inizialmente in vendita per una cifra superiore ai due milioni di euro, la casa non ha trovato acquirenti immediati, portando al recente ritiro dell’annuncio. Al momento, l’orientamento dei nipoti sembra virare verso una profonda ristrutturazione volta alla divisione dell’immobile in più unità abitative indipendenti per facilitarne la collocazione sul mercato.
Accanto alla casa romana figurano poi altre ville storiche e la gestione della Arcoiris Edizioni Musicali, una società che ha sede proprio nello stesso indirizzo di Vigna Clara e che detiene una parte fondamentale dei segreti del successo musicale della regina della televisione. Gian Luca Pelloni Bulzoni, oggi erede universale, si trova a gestire una macchina produttiva che non smette di generare valore, tra i diritti dei brani che hanno fatto ballare intere generazioni e lo sfruttamento di un’immagine che rimane tra le più iconiche al mondo. La sensazione è che la Carrà abbia voluto costruire un futuro sereno per il suo mito, affidandolo a mani che ne conoscessero ogni sfumatura professionale e umana.