
La rivolta contro Lotito dei tifosi della Lazio diventa boicottaggio politico
Non si placa la protesta degli ultras della Lazio contro il presidente Claudio Lotito. E ora ha assunto addirittura i contorni del boicottaggio politico. Da Ladispoli a Colleferro, passando per i quartieri storici di Roma, i muri e le pensiline dei mezzi pubblici si sono riempiti di un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni. Il bersaglio è appunto Lotito, nella sua duplice veste di senatore della Repubblica e presidente del club, contro il quale il popolo biancoceleste ha deciso di scagliare un’offensiva a tutto campo. Lo slogan che campeggia sui manifesti, spesso accompagnato dal simbolo di Forza Italia sbarrato, è diventato il grido di battaglia di una tifoseria ferita: «Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto».
Questa nuova ondata di protesta non nasce dal nulla, ma rappresenta l’apice di un lungo periodo di tensioni e incomprensioni tra la proprietà del club e la sua base più calda. Se negli scorsi mesi il dissenso si era manifestato attraverso coreografie polemiche, cori di contestazione e lo sciopero del tifo durante le sfide contro Genoa e Atalanta, oggi la strategia della Curva Nord e del tifo organizzato punta a colpire il consenso politico del patron. Nonostante i tentativi di mediazione e gli appelli alla compattezza giunti dallo spogliatoio, come quello recente di Adam Marusic, la frattura appare insanabile. Gli spalti deserti dell’Olimpico sono la testimonianza visiva di un distacco che ora cerca una sponda nelle urne, seguendo un percorso già tracciato nell’estate del 2025 quando iniziò a circolare con insistenza l’aut-aut «Lazio o Senato».
La capillarità dell’azione è sorprendente e dimostra una capacità organizzativa che va oltre il semplice folklore sportivo. Manifesti e adesivi sono stati segnalati in numerosi centri nevralgici: dalle fermate dei treni a Guidonia e Tor Lupara, fino agli spazi pubblicitari di Ostia, Colonna e Centocelle. Particolarmente simbolica è stata l’affissione avvenuta presso la sede di Forza Italia a Ladispoli, un atto che lega indissolubilmente le sorti del partito fondato da Silvio Berlusconi alla permanenza di Lotito alla guida della società capitolina. Il messaggio è chiaro e viene ribadito con forza nei comunicati che circolano sulle pagine social specializzate, dove si invita apertamente a «non votare il partito di Forza Italia in qualsiasi componente elettorale perché ha accolto il sig. Lotito».
Non è la prima volta che la politica locale si trova a dover gestire le ripercussioni del malcontento sportivo. Già lo scorso ottobre, a Marino, durante un incontro politico al quale partecipava il senatore, era apparso uno striscione in latino per contestare la sua gestione. In quell’occasione, il sindaco Stefano Cecchi si era visto costretto a prendere pubblicamente le distanze per evitare che la polemica calcistica oscurasse l’agenda amministrativa. Tuttavia, la persistenza di queste azioni suggerisce che il boicottaggio elettorale non sia solo una minaccia estemporanea, ma una tattica deliberata per esercitare la massima pressione possibile su un uomo che ha fatto della propria presenza nelle istituzioni un pilastro della sua carriera pubblica.
La sensazione è quella di un muro contro muro che rischia di logorare entrambi i fronti. Da un lato c’è una presidenza che rivendica la solidità dei conti e la stabilità del progetto societario, dall’altro una piazza che reclama investimenti e ambizioni diverse, soprattutto adesso che i rivali giallorossi stanno attraversando un momento fortunato, con la squadra in piena zona Champions e ancora in lizza per l’Europa League. Mentre i laziali continuano a riempire Roma di manifesti contro Forza Italia, la questione si sposta inevitabilmente sui tavoli della politica nazionale, dove il peso di una tifoseria così numerosa e organizzata potrebbe non essere più ignorato. Il tempo dirà se questa forma di protesta estrema porterà ai cambiamenti sperati dai sostenitori o se finirà per alimentare ulteriormente un clima di esasperazione che non giova né al club né alla città.