
La Lazio gioca all’Olimpico, i tifosi protestano a Ponte Milvio
Il grande gelo che avvolge la capitale in queste ore sembra aver trovato il suo epicentro proprio allo stadio Olimpico, dove questa sera la Lazio affronterà il Genoa in un clima surreale. La metafora utilizzata dalla società biancoceleste per invitare i sostenitori allo stadio è stata quella dei pinguini, riprendendo un filmato virale in cui un esemplare si stacca dal gruppo per intraprendere un lungo viaggio solitario verso il proprio destino. Lo slogan lanciato dal club, «Be different, be Lazio», cercava di fare leva sull’orgoglio della piazza, ma il timore che l’impianto possa presentarsi quasi completamente vuoto è diventato una certezza quasi matematica nelle ultime ore. Il tifo organizzato ha infatti deciso di disertare la sfida in segno di netta protesta contro la presidenza di Claudio Lotito, scegliendo di riunirsi a Ponte Milvio per seguire l’anticipo delle 20.45 lontano dagli spalti.
I numeri diffusi nelle ultime ore raccontano una realtà desolante. Sebbene gli abbonati siano circa 30mila, è impossibile prevedere quanti di loro aderiranno effettivamente allo sciopero, mentre i dati relativi ai biglietti venduti oscillano tra le poche migliaia e cifre ancora più esigue. A completare un quadro di solitudine sportiva contribuisce anche l’assenza della tifoseria ospite, con pochissimi sostenitori genoani attesi nel settore dedicato. Persino l’ex capitano romanista Daniele De Rossi, oggi sulla panchina rossoblù, non ha nascosto una punta di malinconia per questa situazione particolare: «Un peccato tornare a casa e affrontare gli avversari di una vita in uno stadio deserto. Mi mancherà l’accoglienza spigolosa che i laziali mi hanno sempre regalato».
Per Maurizio Sarri, l’ammutinamento del pubblico rappresenta un ostacolo psicologico non indifferente in un momento già critico della stagione. «E’ una scelta da rispettare, ma è triste giocare in un Olimpico vuoto», ha commentato. I precedenti storici di scarsa affluenza durante l’era Lotito evocano fantasmi del passato, richiamando alla memoria annate difficili in cui i risultati sportivi stentavano ad arrivare. Attualmente la squadra si trova con 29 punti dopo 22 giornate, un bottino che non era così magro da oltre un decennio. Con una sola vittoria ottenuta nelle ultime sette gare, l’ambiente è ulteriormente scosso da tensioni interne allo spogliatoio, aggravate dalle voci di mercato che vedono Alessio Romagnoli ormai lontano dal progetto, separato in casa e deciso al trasferimento verso l’Al-Sadd.
In una difesa ridotta all’osso, con i soli Gila e Provstgaard come centrali di ruolo disponibili, Sarri dovrà inventarsi soluzioni d’emergenza, mentre a centrocampo si registra il ritorno di Cataldi. La vera curiosità è però concentrata sul reparto offensivo, dove il digiuno di gol inizia a pesare come un macigno dopo le opache prestazioni contro Lecce e Como. La speranza è affidata a Daniel Maldini, appena arrivato e già in ballottaggio per una maglia da titolare nel ruolo di falso nueve. Il tecnico è rimasto colpito dalla sua fisicità e dalla tecnica mostrata nei primi allenamenti a Formello, valutando se lanciarlo subito nella mischia nonostante le naturali difficoltà tattiche di un nuovo inserimento. In un’era che appare glaciale non solo per il termometro ma anche per il rapporto tra club e tifoseria, il figlio d’arte potrebbe rappresentare quel pinguino tattico capace di rompere l’immobilismo di una squadra in cerca d’autore.