
Il portavoce di CasaPound: “Difenderemo il palazzo se arriverà lo sgombero”

Torna al centro del dibattito la storica occupazione di CasaPound Italia in via Napoleone III, a Roma, a pochi giorni dallo sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano. In un’intervista a Il Corriere della Sera, il portavoce Luca Marsella ha rivendicato la natura dell’occupazione e l’intenzione di resistere a un eventuale intervento delle autorità. «Al contrario di quello che non hanno fatto al Leoncavallo, se dovessero arrivare per sgomberarci, noi difenderemo il palazzo. Non è una dichiarazione di guerra o una provocazione», ha dichiarato.
Le parole arrivano in risposta al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto al Meeting di Rimini, e fanno eco al recente caso milanese. Marsella ha sottolineato la richiesta di un trattamento paritario: «Non ci tirate in mezzo alla storia di Milano, ma sappiate che vogliamo avere lo stesso trattamento riservato ai centri sociali di sinistra: a Milano non c’è stato sgombero, ma un accordo con il Comune».
Il dirigente di CasaPound ha ribadito la natura antisistema del movimento: «Prendersela con la nostra occupazione è strumentale, non abbiamo rapporti con il governo. Non è vero che non siamo mai stati oggetto di sgomberi: ne abbiamo subiti sia da amministrazioni di centrodestra che di centrosinistra».
Marsella ha difeso l’esperienza di via Napoleone III come risposta a due emergenze: quella abitativa e quella del degrado urbano. «CasaPound nasce dalle occupazioni per dare casa a famiglie italiane in difficoltà. Qui vivono venti nuclei, senza scopo di lucro. A differenza della sinistra, dove c’è un business delle occupazioni, noi abbiamo ridato vita a uno stabile abbandonato». Il leader ha inoltre evidenziato una differenza sostanziale con il Leoncavallo: «Il centro sociale di Milano occupava una proprietà privata, noi invece un palazzo del demanio che abbiamo rimesso in piedi».
L’occupazione di CasaPound risale al 27 dicembre 2003, quando un gruppo di militanti prese possesso di un edificio di sei piani di proprietà dell’Agenzia del Demanio, vicino a Termini. Nel 2020 l’immobile è stato sequestrato, ma lo Stato non ne è ancora rientrato in possesso.
La Corte dei Conti, chiudendo la propria indagine, ha stimato in 4,6 milioni di euro i mancati introiti per lo Stato, calcolati come danno erariale per la mancata disponibilità e locazione dell’immobile. Nove dirigenti del Demanio e del Miur, proprietario dell’edificio, sono stati chiamati a risarcire il danno. Nel 2023, inoltre, dieci attivisti di CasaPound sono stati condannati a due anni e due mesi per l’occupazione.
Una vicenda che, dopo oltre vent’anni, continua a dividere politica e opinione pubblica, tra richieste di sgombero e rivendicazioni sociali.