
Il Circo Massimo sarà il cuore pulsante dell’estate di eventi a Roma
Roma si prepara a vivere una stagione artistica senza precedenti sotto l’insegna di “Circo Massimo 2026”, un marchio che promette di ridefinire i confini dell’intrattenimento capitolino attraverso una programmazione estremamente eterogenea. L’immensa arena all’aperto, situata tra le pendici dell’Aventino e del Palatino, si conferma il baricentro assoluto dei grandi eventi mondiali, capace di ospitare tanto il pubblico ordinato della lirica, con libretto alla mano e posti a sedere, quanto l’energia travolgente della musica pop. Proprio in queste ore, Jovanotti ha confermato il suo legame viscerale con la città annunciando un raddoppio della sua presenza: dopo il fulmineo tutto esaurito della prima data, il calendario si arricchisce con l’appuntamento del 13 settembre, offrendo una nuova occasione per ballare in uno dei luoghi più iconici del pianeta.
La vera grande novità dell’anno è però rappresentata dal trasferimento della rassegna estiva del Teatro dell’Opera di Roma. Dal lontano 1937, la lirica aveva trovato la sua dimora d’elezione presso le Terme di Caracalla, ma nel 2026 lo scenario cambierà drasticamente. Non si tratta di una bocciatura per il sito storico, che l’anno scorso ha registrato il record di 122mila spettatori, quanto di una necessità tecnica. Il complesso archeologico di Caracalla è infatti oggetto di una serie di interventi straordinari finanziati con 8 milioni di euro provenienti dal PNRR. Questi lavori prevedono il restauro delle murature, la manutenzione dei mosaici e, soprattutto, l’apertura regolare del mitreo sotterraneo, il più vasto mai rinvenuto nell’intero Impero romano.
Nonostante il trasloco, la qualità dell’offerta culturale non sembra destinata a risentirne. Il Circo Massimo non è affatto un ripiego, essendo storicamente il più grande edificio per lo spettacolo di tutti i tempi. Con i suoi seicento metri di lunghezza e centoquaranta di larghezza, l’arena offre una maestosità che ben si sposa con le messinscene dirette da Damiano Michieletto. Già in passato la lirica aveva sperimentato soluzioni logistiche imponenti, come dimostra l’esedra del calidarium. Oggi, il valore del Circo Massimo come venue d’eccellenza è certificato anche da analisi economiche di rilievo, che lo inseriscono tra le sei location più iconiche della capitale per la sua capacità di attrarre flussi turistici e incrementare l’indice di vivacità urbana, come accaduto recentemente con i tour di Travis Scott e degli Imagine Dragons.
Il Teatro dell’Opera di Roma arriva a questo appuntamento con le spalle larghe, forte di un bilancio in attivo per l’undicesimo anno consecutivo. Questa solidità finanziaria permette alla fondazione di gestire con agilità il moltiplicarsi degli spazi, dividendo il cartellone tra il Circo Massimo e la Basilica di Massenzio, quest’ultima in condivisione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Le autorità cittadine e i responsabili del festival hanno sottolineato come questa transizione rappresenti una sfida stimolante per la città. Nel commentare questa evoluzione logistica, i vertici della rassegna hanno ribadito che l’obiettivo è mantenere l’arena come un «salotto monumentale dell’opera lirica», capace di accogliere i cittadini in un abbraccio tra storia e musica. In definitiva, quella del 2026 sarà un’estate di cambiamenti profondi, un vero e proprio cambio d’abito per la cultura romana che, pur rinunciando temporaneamente alla cornice di Caracalla, promette di non trasformare questo trasferimento in un melodramma, ma in una nuova, straordinaria opportunità di spettacolo.