
Esplosione al distributore di via dei Gordiani: sono quattro gli indagati
L’inchiesta sulla drammatica esplosione del distributore di GPL avvenuta in via dei Gordiani lo scorso 4 luglio segna un punto di svolta significativo nelle indagini coordinate dalla Procura di Roma. Il bilancio delle persone iscritte nel registro degli indagati è infatti salito a 4, allargando il raggio d’azione dei magistrati che cercano di fare piena luce sulle responsabilità del disastro in cui ha tragicamente perso la vita Claudio Ercoli, il responsabile della stazione di servizio. Oltre alla posizione dell’autista dell’autocisterna che stava effettuando le operazioni di rifornimento quella mattina, i pubblici ministeri Giovanni Conzo e Silvia Santucci hanno inserito nel fascicolo d’indagine i nomi del gestore dell’impianto, del rappresentante legale della società incaricata del trasporto del gas e del titolare della ditta proprietaria della motrice del mezzo. I reati ipotizzati dagli inquirenti sono pesanti: disastro, omicidio e lesioni colpose, tutti aggravati dalla presunta violazione delle norme vigenti sulla prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro.
La dinamica dell’incidente, ricostruita minuziosamente anche grazie alle consulenze tecniche, racconta di una mattinata iniziata come tante altre. Erano circa le 8.00 quando l’autocisterna si è posizionata per scaricare il combustibile. All’improvviso, uno strappo violento della valvola ha innescato una perdita di gas immediata e massiccia, seguita quasi istantaneamente da un incendio e da due deflagrazioni in rapida successione. Nonostante il disperato tentativo del conducente di correre verso le manopole di chiusura per arrestare la fuoriuscita, il disastro non è stato evitabile. Una delle ipotesi principali al vaglio degli inquirenti è che l’autista possa essere ripartito con il tubo di rifornimento ancora collegato alla cisterna, provocando così la rottura fatale. In quei momenti concitati, i dipendenti del distributore hanno dimostrato grande prontezza d’animo, premendo il pulsante di emergenza e correndo in strada per bloccare il traffico ed evitare che altre automobili finissero nel raggio dell’esplosione.
L’avvocato Gaetano Scalise, che assiste legalmente il gestore del distributore, ha preso posizione dopo la notifica dell’avviso di garanzia, manifestando l’intenzione di chiarire quanto prima la posizione del suo assistito. Il legale ha dichiarato che: «Sembra abbiano interpretato in maniera errata la normativa sull’infortunistica. Siamo in attesa di confrontarci con i pm per dimostrare l’estraneità del nostro assistito. Non va dimenticato che solo grazie alla corretta formazione dei dipendenti, che a fronte dello strappo del tubo del gas hanno prontamente staccato la luce e bloccato il traffico, sono state evitate conseguenze peggiori». Le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza mostrano gli ultimi istanti di vita di Ercoli, sorpreso dalla prima ondata d’urto mentre cercava di allontanare la propria vettura dal pericolo. Nonostante fosse riuscito inizialmente a scendere dall’auto, è stato investito in pieno dalla seconda e più potente esplosione, mentre due carabinieri tentavano eroicamente di soccorrerlo.
Le conseguenze dell’incidente sono state rese ancora più devastanti dalla presenza di alcune bombole d’ossigeno stoccate in una vicina rimessa di ambulanze, che hanno funto da accelerante per le fiamme. Oltre alla vittima e ai numerosi feriti, tra cui l’autista del mezzo che ha riportato ustioni sul 25% del corpo, i danni materiali sono stati ingenti. L’onda d’urto ha piegato porte blindate e danneggiato palazzi nel raggio di centinaia di metri, portando all’evacuazione di tre stabili in via Romolo Balzani. Solo la rapidità dei soccorsi e la presenza fortuita di forze dell’ordine in zona ha evitato una strage ancora peggiore, consentendo di sgomberare in tempo utile un centro estivo situato nelle immediate vicinanze, dove erano già presenti i primi bambini della giornata. Le indagini proseguono ora per verificare se i sistemi di blocco di sicurezza dell’autocisterna e dell’impianto abbiano effettivamente funzionato o se vi siano state carenze nella sorveglianza delle procedure di stoccaggio.
M.M.