
E’ caccia all’identità degli anarchici sabotatori delle linee ferroviarie
L’inchiesta sui sabotaggi che hanno colpito le arterie ferroviarie italiane proprio in concomitanza con l’apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 si sta muovendo lungo binari complessi, incrociando l’analisi tecnologica e il pattugliamento fisico del territorio. Gli inquirenti sono attualmente al lavoro su diversi fronti, partendo dallo studio accurato delle telecamere di sorveglianza lungo le tratte danneggiate fino ad arrivare ai rilievi scientifici su un ordigno rimasto inesploso. Un elemento chiave di questa indagine riguarda la cosiddetta pista cibernetica, un percorso digitale intrapreso per dare un volto e un nome agli autori dei post apparsi su piattaforme legate alla galassia anarchica, come i blog sottobosko e la Nemesi. Nonostante l’utilizzo di comunicazioni criptate e sistemi volti a garantire l’anonimato, chi indaga spera di individuare piccole falle di sicurezza che possano condurre ai gestori di questi spazi virtuali. L’escalation di simili atti sovversivi desta una profonda preoccupazione, non tanto per la complessità dei materiali utilizzati, quanto per l’imprevedibilità di azioni basate sulla pura emulazione e su materiali di uso comune.
La strategia adottata dai sabotatori appare tanto semplice quanto efficace: attraverso appelli lanciati via chat e blog, gruppi di militanti si attivano per compiere atti dimostrativi a costo zero, utilizzando liquidi infiammabili e accendini per paralizzare infrastrutture vitali. Nel caso specifico dei roghi avvenuti alle porte di Roma, tra le direttrici per Firenze e Napoli, la Digos e la Polfer stanno setacciando ogni centimetro di massicciata alla ricerca di punti di accesso non controllati. Sebbene la rete di videosorveglianza di Fs Security sia capillare, sembra che gli attentatori sapessero perfettamente come muoversi per evitare di finire sotto l’occhio elettronico delle telecamere, segno che il doppio raid potrebbe essere stato preceduto da numerosi sopralluoghi sul campo. Gli investigatori non escludono che l’analisi di dispositivi di sorveglianza privati posizionati più lontano dai binari possa rivelare il passaggio di veicoli o persone in orari compatibili con l’innesco dei focolai.
L’informativa che verrà depositata oggi presso la procura di piazzale Clodio segnerà un passaggio importante nel coordinamento tra le diverse procure italiane coinvolte, da Bologna ad Ancona, data l’evidente analogia tra questi fatti e i sabotaggi registrati nei giorni scorsi in altre regioni. Particolare attenzione è rivolta agli accertamenti della polizia scientifica su un ordigno incendiario rinvenuto intatto a Castel Maggiore, il quale potrebbe conservare tracce biologiche decisive per risalire agli esecutori materiali. Questo dispositivo, apparentemente identico a quelli già entrati in funzione, verrà messo a confronto con reperti di attentati passati per verificare se esista una firma tecnica ricorrente riconducibile a determinati nuclei dell’area antagonista. Nel frattempo, la vigilanza sull’intera rete nazionale è stata drasticamente potenziata, con un monitoraggio serrato dei nodi tecnici e delle aree meno coperte dai sistemi elettronici.
Il tema della sicurezza dei trasporti è approdato anche sui tavoli istituzionali, portando il ministro dell’Interno a convocare un comitato nazionale per l’ordine pubblico. Anche il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha espresso la propria ferma condanna per quanto accaduto, evidenziando il contrasto tra il successo dei Giochi olimpici e quello che ha definito come l’operato di delinquenti che tentano di attaccare l’immagine dell’Italia. Salvini ha voluto rimarcare la resilienza del sistema nazionale: «L’Italia si è finalmente rimessa in moto, come dimostrano i Giochi straordinari che fanno fare bella figura al Paese agli occhi di tutto il mondo». Nonostante i tentativi di rallentare il progresso e la mobilità dei cittadini, la linea del governo appare decisa nel voler reprimere con fermezza ogni atto criminale che metta a rischio la sicurezza collettiva. La sfida per gli investigatori resta dunque quella di chiudere il cerchio attorno a una galassia eversiva che, pur muovendosi in modo fluido e frammentato, è riuscita a colpire i gangli vitali dei trasporti in un momento di massima visibilità internazionale per il Paese.