
Degrado a Villa Borghese, da mesi accampamento per senzatetto
Il cuore verde di Roma, Villa Borghese, si trasforma nel palcoscenico di un contrasto sociale stridente che non accenna a risolversi. Da oltre tre mesi, la quiete del parco vicino all’ingresso di via Pinciana è interrotta dalla presenza di tende piantate proprio di fronte allo storico concessionario Ferrari. In questo angolo della capitale, la vista delle supercar di lusso che brillano dietro le vetrine dei Malagò si scontra violentemente con la realtà di chi ha scelto il prato come ultima dimora. Passato l’arco di entrata, il sentiero abitualmente percorso da turisti e famiglie si biforca tra due accampamenti improvvisati, visibili a chiunque decida di godersi una passeggiata o un giro in risciò tra gli alberi secolari. Nonostante gli sforzi delle autorità e l’emissione di Daspo urbani, la situazione non è migliorata.
In una delle strutture, rinforzata contro le intemperie invernali con un manifesto pubblicitario di alta moda, vivono due uomini italiani di 37 e 42 anni che hanno deciso di condividere questo spazio precario. Il più giovane dei due racconta come il loro incontro sia avvenuto proprio sulla strada, tra la rassegnazione di chi sa di non poter restare e la necessità di avere un posto dove ripararsi. Eppure, la loro permanenza continua poiché nessuno sembra in grado di offrire loro un alloggio alternativo dignitoso.
La loro difesa è quella di essere presenze innocue in un contesto cittadino spesso difficile. Rivendicano una condotta civile, distanziandosi da chi, in altre zone del parco, consuma droga o lascia degrado: «Noi qui dormiamo e basta, mentre c’è gente che fa di tutto, si droga, lascia escrementi. Noi non facciamo niente di tutto questo. Ci piace bere, sì, ma siamo innocui», hanno commentato al cronista del Messaggero. Le storie personali che li hanno portati fin qui sono fatte di cadute e porte chiuse. Il 37enne ha alle spalle un periodo di detenzione per spaccio ed peso del pregiudizio sembra essere l’ostacolo più grande per il suo reinserimento, poiché afferma di aver trovato solo dinieghi di fronte alle sue richieste di lavoro, anche solo come lavapiatti.
Dall’altro lato della tenda, il compagno di 42 anni racconta una parabola discendente iniziata con il fallimento di due matrimoni. Nonostante avesse ottenuto un alloggio dai servizi sociali in passato, la rigidità delle regole lo ha rigettato in strada. Oggi la loro vita è scandita dagli aiuti della Comunità di Sant’Egidio e dai pasti caldi consumati nei pressi di Piazza Venezia, mentre il resto del tempo lo passano in un isolamento forzato dal timore dei passanti. Anche perchè non sono i soli a dormire nell’area del parco e altri tra i senzatetto che hanno trovato riparo lì hanno già dato problemi, tanto che il parco, solitamente frequentato da turisti e famiglie con bambini, non è più considerato un posto sicuro.