
Dalle campagne alla Capitale, la rabbia degli agricoltori contro il caro-carburante: presidio a Termini il 19 ottobre
La protesta dei produttori agricoli — esplosa a partire da settembre in diverse regioni del Mezzogiorno come Puglia, Calabria e Sicilia — consolida la sua presenza alle porte di Roma e si appresta a fare il suo ingresso nel cuore della Capitale.
Dopo i presidi e i blocchi stradali a intermittenza promossi dal 25 settembre 2026 lungo la via Aurelia, al chilometro 29 all’altezza di Torrimpietra, il movimento spontaneo dei produttori del litorale romano e della provincia del Lazio ha annunciato un’assemblea pubblica per lunedì 19 ottobre in Piazza dei Cinquecento, di fronte alla Stazione Termini, promossa in sinergia con l’Unione Sindacale di Base (USB).
1. Il rincaro del gasolio e la morsa della Grande Distribuzione
Alla base della mobilitazione vi è il drammatico aumento dei costi di produzione, guidato dall’impennata del prezzo dei carburanti agricoli:
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Il boom del diesel: Secondo le stime fornite dai rappresentanti dei lavoratori, il prezzo del gasolio agricolo ha toccato i 2,35 euro al litro, contro gli 1,70 euro al litro registrati solo quattro anni fa, vanificando le misure temporanee sul tetto ai carburanti.
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Vendita sottocosto: I produttori denunciano l’impossibilità di coprire i costi vivi di lavorazione dei campi. A fronte dell’aumento delle spese operative, i ricavi dalla vendita dei prodotti agricoli si sono ridotti del 15-20%.
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Il paradosso dei prezzi: Emblematico il caso del grano, la cui remunerazione per i coltivatori è crollata da 35 centesimi a soli 20 centesimi al chilo, a fronte di un prezzo del pane al dettaglio in costante aumento per i consumatori finali.
2. Le mancate tutele, la concorrenza estera e l’impatto climatico
I manifestanti esprimono un forte senso di abbandono nei confronti delle tradizionali associazioni di categoria e contestano le promesse non mantenute dall’esecutivo sul taglio strutturale delle accise:
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Mercato sregolato ed esterofilia: La concorrenza internazionale al ribasso penalizza le eccellenze locali. Tra i settori più colpiti figura quello corilicolo nel Viterbese, dove la produzione di nocciole è stata dimezzata dalla proliferazione della cimice asiatica e dalle recenti calamità meteorologiche, mentre le industrie dolciarie continuano ad approvvigionarsi sul mercato estero.
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Le richieste per la piazza di Termini: Nell’appuntamento del 19 ottobre a Roma, il movimento chiederà la garanzia di prezzi minimi di vendita tutelati per legge, tagli drastici e strutturali sui carburanti e l’avvio di una riforma agraria partecipata dal basso.