
Crollo della Torre dei Conti, sale a 9 il numero degli indagati
L’inchiesta giudiziaria sul drammatico crollo parziale della Torre dei Conti, avvenuto il 3 novembre scorso nel cuore di Roma, segna un’importante accelerazione. La Procura capitolina ha infatti esteso il numero degli indagati, che sale ora a nove persone chiamate a rispondere, a vario titolo, di disastro, omicidio e lesioni colposi. Tra i nuovi iscritti nel registro degli indagati figurano i vertici delle ditte specializzate che si erano aggiudicate il delicato appalto per il restauro del monumento del XIII secolo. Il coinvolgimento tocca anche l’amministrazione pubblica, con il Responsabile unico del procedimento (Rup) per i Fori Imperiali e la coordinatrice per la sicurezza del Comune di Roma finiti sotto la lente dei magistrati.
Il fulcro degli accertamenti peritali riguarda la dinamica dei tre cedimenti consecutivi che hanno portato alla morte dell’operaio 66enne Octay Stroici. L’uomo rimase intrappolato per undici ore sotto le macerie prima di spirare in ospedale. I consulenti tecnici dovranno stabilire se il crollo iniziale del contrafforte su largo Corrado Ricci abbia causato a catena il cedimento delle scale e dei solai interni o se questi ultimi siano crollati per mancanze autonome, come la sospetta assenza di puntellamenti adeguati dopo la rimozione dell’amianto dai pavimenti. Resta da chiarire perché l’operaio si trovasse da solo al secondo piano durante una fase del cantiere che gli altri lavoratori hanno descritto come una semplice rimozione di calcinacci.
Un interrogativo cruciale per i pm Giovanni Conzo, Antonino Di Maio, Mario Dovinola e Fabio Santoni riguarda l’adeguatezza del progetto di restauro rispetto alle reali condizioni dell’edificio. Già nelle relazioni preliminari dell’agosto 2023, infatti, venivano certificate gravi carenze strutturali e una scarsa resistenza dei solai, che continuavano a manifestare dissesti nonostante precedenti interventi di consolidamento. L’ipotesi investigativa è che il progetto esecutivo non abbia tenuto nel giusto conto la fragilità del monumento, portando a errori fatali nella validazione statica dell’opera. Tra i primi indagati figurano non a caso i professionisti che si occuparono della relazione sull’idoneità dell’edificio.
Mentre il Parco archeologico del Colosseo e la Sovrintendenza si sono costituiti parti offese, i periti dovranno ora scavare tra le carte e le macerie per individuare le responsabilità specifiche in ogni fase, dalla progettazione alla realizzazione pratica dei lavori. La tragedia della Torre dei Conti riapre il dibattito sulla sicurezza nei cantieri di restauro monumentale in aree ad alto valore storico, dove la precarietà delle strutture antiche richiede cautele estreme e monitoraggi costanti che, in questo caso, sembrano essere tragicamente venuti meno.
M.M.