Crisi-Iran, la tregua non basta: lo stretto di Hormuz è ancora chiuso

09/04/2026

Nelle sale operative delle grandi compagnie di navigazione la tensione è rimasta palpabile per tutto il corso della giornata di oggi, 9 aprile 2026. La notizia di un possibile cessate il fuoco aveva alimentato fin dalle prime luci dell’alba la speranza di poter finalmente riprendere la navigazione regolare, ma la cautela ha spinto molti armatori ad attendere un via libera ufficiale che, nei fatti, non è mai arrivato in modo definitivo. L’entusiasmo era stato inizialmente scatenato dal passaggio di due navi che sono riuscite ad attraversare lo stretto, le prime dall’annuncio della tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran. Il sito di tracciamento MarineTraffic è stato letteralmente preso d’assalto dagli addetti ai lavori: la nave cargo NJ Earth, di proprietà greca, ha imboccato lo Stretto alle 10.44, preceduta dalla Daytona Beach, battente bandiera liberiana, che era transitata alle 8.59 dopo aver lasciato il porto di Bandar Abbas. Tuttavia, dietro questi movimenti isolati, si celava un clima di profonda incertezza. I comandanti d’armamento dagli uffici centrali sono stati spesso costretti a frenare i propri ufficiali di bordo, raccomandando di non sciogliere gli ormeggi e di rimanere nelle posizioni di attesa.

Questi messaggi hanno trasformato in pochi istanti l’euforia dei marittimi in nuovi tormenti psicologici. Dalle navi ferme in rada arrivavano domande cariche di angoscia come: «Dobbiamo stare sempre al coperto?» oppure «Le schegge dei droni continueranno ad arrivarci addosso?». Le preoccupazioni per i viveri e l’acqua potabile hanno trasformato questi giganti del mare in vere e proprie trincee per una guerra che gli equipaggi non vorrebbero combattere, coinvolgendo nell’ansia le famiglie di oltre quindicimila marittimi attualmente imbarcati nell’area. La prudenza si è rivelata purtroppo giustificata intorno alle 15, quando il colosso tedesco Hapag-Lloyd ha gelato le speranze comunicando la decisione di non riprendere i transiti nello Stretto di Hormuz, definendo la situazione ancora troppo tesa. La nota della società tedesca è stata perentoria: «Sulla base della nostra attuale valutazione del rischio, continueremo ad astenerci dal transitare nello stretto, in attesa di capire, nei prossimi giorni, se la riapertura annunciata verrà effettivamente rispettata».

La vera doccia fredda è arrivata però verso le 17, quando l’Iran ha nuovamente bloccato il passaggio delle navi in risposta ai recenti raid di Israele sul Libano. Questa notizia ha definitivamente strozzato la speranza di migliaia di famiglie che attendevano dai propri cari un messaggio di ripartenza. Ormai appare chiaro che sullo Stretto di Hormuz si stia giocando la partita più importante dell’intero conflitto mediorientale, mettendo in secondo piano perfino le annose questioni legate all’uranio e alla sicurezza nucleare. In questo braccio di ferro geopolitico, l’Iran ha avanzato una proposta contenuta in un piano di dieci punti presentato agli Stati Uniti: l’istituzione di un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni passaggio, i cui introiti verrebbero divisi con l’Oman per garantire il controllo totale dell’area. Un’entrata colossale che Teheran vorrebbe utilizzare per finanziare la propria ricostruzione nazionale.

In questo affare di proporzioni gigantesche si è inserito con prepotenza anche Donald Trump, il quale in un’intervista telefonica ha dichiarato che gli Stati Uniti starebbero valutando la possibilità di controllare lo stretto attraverso una joint venture con lo stesso Iran. Secondo la visione del presidente americano, una simile collaborazione «sarebbe un modo per metterlo in sicurezza, e anche per proteggerlo da molti altri». Nonostante l’ipotesi di veder aumentare il prezzo del petrolio di un dollaro al barile per finanziare il pedaggio possa sembrare il minore dei mali rispetto alla paralisi totale, resta aperta la delicatissima questione del diritto internazionale. La libera navigazione, come ricordato dal professor Stefano Zunarelli, ordinario di Diritto della navigazione a Bologna, non ammette pedaggi che non siano legati a servizi diretti. Eppure, la forza del diritto si scontra con la realtà di una convenzione delle Nazioni Unite sul mare che né gli Stati Uniti né l’Iran hanno mai ratificato, lasciando il destino dei traffici mondiali appeso ai fragili equilibri di queste ore.

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