
Chiuso il gruppo Facebook “Mia moglie”: foto intime diffuse senza consenso

Oltre 32mila persone, in larga parte uomini, facevano parte del gruppo Facebook “Mia Moglie”, dove venivano condivise foto intime delle proprie partner senza consenso: immagini rubate, scatti di scollature, gambe accavallate o momenti privati, spesso accompagnati da inviti a commentare o addirittura a “dare un voto”. Post con frasi come «Ecco mia moglie, cosa le vorreste fare?» rivelano la natura tossica di una comunità basata sullo sfruttamento sessuale e sulla complicità di massa. Dopo migliaia di segnalazioni e articoli di denuncia, Meta ha deciso di chiudere il gruppo per violazione delle policy contro lo sfruttamento sessuale degli adulti.
A far esplodere il caso è stata l’associazione No justice no peace, attiva su Instagram con la campagna “Not all men”, che da mesi raccoglie storie di violenza subita dalle donne. «Oltre 32mila uomini hanno creato uno spazio dove condividere immagini delle proprie mogli senza consenso, chiedendo approvazione in questa violenza. È pornografia non consensuale e misoginia sistemica», ha denunciato l’organizzazione, invitando a segnalare la pagina. Anche il gruppo del Partito Democratico nella Commissione parlamentare Femminicidio ha preso posizione, chiedendo a Meta la rimozione immediata. Roberta Mori, portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, ha definito la vicenda «l’ennesima prova di una violenza digitale strutturale, radicata in una cultura patriarcale del dominio».
Un portavoce di Meta ha dichiarato: «Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi o sfruttamento. Quando ne veniamo a conoscenza, possiamo disabilitare gruppi e account e condividere le informazioni con le forze dell’ordine». Nonostante la chiusura, sono già comparsi nuovi gruppi fotocopia, alcuni collegati a canali Telegram, segnalati alla Polizia postale. Il fenomeno mette in luce i limiti della moderazione dei contenuti online e il rischio di una violenza che, pur spostandosi da una piattaforma all’altra, continua a colpire donne inconsapevoli, vittime di esposizione non consensuale. Una forma di abuso digitale che richiede maggiore cooperazione tra piattaforme, associazioni e autorità per essere contrastata in modo efficace.