
Carabinieri minacciati in Cisgiordania, è tensione diplomatica tra Italia e Israele
L’ombra di una profonda crisi diplomatica si allunga tra Roma e Gerusalemme a seguito di un episodio inquietante che ha visto coinvolti due carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia. Mentre i militari stavano conducendo una ricognizione al Sharek Youth Village di Kafr Ni’mah, situato a breve distanza da Ramallah, si sono ritrovati al centro di una situazione di estremo pericolo. L’obiettivo della loro missione era quello di preparare il terreno per una visita degli ambasciatori dell’Unione europea prevista per il 29 gennaio nei territori dell’Autorità nazionale palestinese, ma il sopralluogo si è trasformato in un confronto drammatico sotto la minaccia di un fucile mitragliatore. Nonostante i militari si muovessero a bordo di un’auto blindata con targa diplomatica e fossero in borghese per non alimentare tensioni, sono stati intercettati da un uomo con la kippah e il giubbotto antiproiettile, uscito armato da un casolare situato nel parcheggio di fronte alla struttura.
La dinamica dei fatti, avvenuta intorno a mezzogiorno, descrive un momento di altissima tensione in cui la professionalità dei carabinieri italiani è stata messa a durissima prova. Di fronte alla canna dell’arma spianata, i militari hanno tentato di identificarsi esibendo i propri passaporti e i tesserini diplomatici, ma ogni sforzo di dialogo è risultato vano. L’aggressore, identificato con tutta probabilità come un colono israeliano, ha impartito ordini concitati costringendo i due rappresentanti dello Stato italiano a inginocchiarsi per sottoporli a un interrogatorio sommario circa la loro presenza in quell’area specifica. In quegli istanti critici, i carabinieri hanno scelto deliberatamente di non reagire, mantenendo la calma e guadagnando tempo prezioso, dimostrando il valore di un addestramento volto a evitare inutili escalation di violenza in territori già profondamente martoriati dai conflitti.
La vicenda ha assunto contorni ancora più ambigui quando l’uomo armato ha passato ai militari un telefono cellulare per metterli in contatto con una persona che parlava inglese. Quest’ultima, senza identificarsi, ha sostenuto che gli italiani si trovassero all’interno di una zona militare e ha intimato loro di allontanarsi immediatamente. Tuttavia, una volta rientrati incolumi al Consolato di Gerusalemme, le verifiche ufficiali effettuate presso il Cogat, ovvero il comando militare israeliano responsabile dei territori occupati, hanno smentito categoricamente tale versione dei fatti. Non esisteva, in quell’area, alcuna esclusione o restrizione militare che giustificasse un simile trattamento. Questa discrepanza ha alimentato la forte irritazione del governo italiano, che ha definito l’accaduto come un atto assolutamente «inaccettabile» attraverso le parole trapelate dalla presidenza del Consiglio.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha reagito con estrema fermezza disponendo la presentazione di una nota verbale di protesta al massimo livello diplomatico. L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato d’urgenza alla Farnesina, dove è stato ricevuto dalla direttrice generale per gli Affari politici per ricevere formalmente il «forte disappunto» e la «dura protesta» dell’Italia. Durante l’incontro, l’episodio è stato catalogato come un fatto di «particolare gravità», soprattutto considerando il ruolo istituzionale ricoperto dai militari coinvolti. Da parte sua, l’ambasciatore Peled ha manifestato il proprio «rincrescimento» per l’accaduto, assicurando che il governo israeliano provvederà a effettuare tutte le opportune indagini per chiarire le responsabilità di chi ha permesso che dei rappresentanti dell’Arma venissero umiliati in tale modo.
Questo gravissimo incidente si inserisce in un contesto di violenze sistematiche operate dai coloni israeliani in Cisgiordania, un fenomeno che ha registrato un incremento esponenziale dopo gli eventi del 7 ottobre. Solo pochi mesi fa, altri cittadini italiani erano stati aggrediti e derubati vicino a Gerico, confermando un clima di ostilità che ora colpisce persino il personale diplomatico protetto dalle convenzioni internazionali. La protesta italiana, condivisa in modo unanime da tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, punta a esigere garanzie sulla sicurezza del proprio personale all’estero.