
Boom di certificati di malattia all’Inps nell’anno dei maxi-ponti: +5%

Il 2025 registra un nuovo picco di certificati di malattia trasmessi all’Inps. Nel primo semestre sono stati oltre 16,5 milioni, con un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A incidere, secondo gli analisti, non solo la stagione influenzale ma anche la presenza di numerosi “ponti” festivi. Più del 75% dei certificati riguarda i lavoratori del settore privato, mentre circa 4 milioni provengono dal pubblico impiego. Il dato, però, non è uniforme: se nel primo trimestre si è registrata una crescita del 14% (9,9 milioni di certificati contro gli 8,7 del 2024), nel secondo trimestre il trend si è invertito con un calo del 6,3% (6,6 milioni contro i 7 milioni dello scorso anno).
A crescere sono soprattutto i certificati dei giovani sotto i 30 anni (+18,3%) e quelli degli over 50 (+12,1%). Particolarmente rilevante anche l’aumento delle donne (+14,7%) rispetto agli uomini (+13,2%). Dal punto di vista geografico, il Nord guida l’incremento con un +16%, seguito dal Sud (+13%) e dal Centro (+11,1%). Nella fase primaverile, invece, i cali maggiori si sono registrati al Centro e al Nord (rispettivamente -8,1% e -7,1%), meno marcato al Sud (-3,4%).
Nei primi tre mesi dell’anno le giornate di malattia sono state circa 33,4 milioni nel settore privato e 10,1 milioni nel pubblico, con una media di 4,5 giorni di assenza per dipendente privato e 4,1 per statale. Nel secondo trimestre le giornate sono state rispettivamente 25,1 milioni e 6,7 milioni, con una media di 5 giorni di assenza nel privato e 4,5 nel pubblico.
Interessante il dato sulle visite fiscali: nel primo trimestre sono diminuite del 3% (223 mila controlli), mentre nel secondo trimestre sono tornate a crescere leggermente (+3,6%, circa 216 mila). In calo, però, le visite concluse con l’idoneità al lavoro, dimezzate rispetto al 2024 (da 21,5 a 10,9 mila).
L’Inps evidenzia come l’aumento dei certificati non corrisponda a un incremento parallelo dei controlli fiscali, generando dubbi sulla gestione delle assenze. “Il confronto tendenziale mostra una variazione negativa del tasso di idoneità, soprattutto nel pubblico”, segnala l’osservatorio. Il fenomeno apre a riflessioni più ampie: tra i giovani, spesso più colpiti da lavori precari e stressanti, cresce la quota di malattia, mentre il calo primaverile indica una possibile correlazione con i periodi festivi. La sfida per l’Inps sarà ora bilanciare tutele e controlli, evitando abusi ma garantendo ai lavoratori la protezione prevista dalla legge.