
Aperta un’inchiesta sui legami tra attività criminali e autonoleggi
Il noleggio di autovetture è diventato il fulcro di un paniere di attività illecite estremamente vasto. Non si tratta più soltanto di episodi isolati, ma di una strategia strutturata che lega lo spaccio di stupefacenti, le consegne a domicilio di droga, gli agguati e persino le truffe ai danni degli anziani a un unico filo conduttore: la garanzia di impunità e anonimato offerta dai veicoli presi a nolo. Questo metodo ha vissuto un’esplosione senza precedenti durante la pandemia da Covid-19, quando l’auto a noleggio carica di sostanze proibite assicurava quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio «taglio dei collegamenti che le forze dell’ordine avrebbero potuto fare nell’immediatezza fermando il veicolo». L’idea alla base è semplice quanto efficace: noleggiare un mezzo attraverso un prestanome, spesso un soggetto incensurato che firma regolarmente il contratto, per poi consegnare le chiavi a individui che non sono minimamente riconducibili a quel documento. Questo sistema permette alle organizzazioni di guadagnare tempo prezioso, rendendo estremamente difficile la tracciabilità delle operazioni anche dopo eventuali sequestri.
Una volta collaudato nel mondo del narcotraffico, il meccanismo è stato replicato con successo in altri ambiti, in particolare nelle truffe orchestrate contro gli over 65. I dati sono allarmanti: due volte su tre, i malviventi arrestati per aver sottratto denaro e gioielli agli anziani con l’inganno utilizzavano vetture a noleggio per la fuga, spesso provenienti anche da regioni diverse dal Lazio. Recentemente, le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Parioli hanno permesso di fare luce su una batteria di nomadi domiciliati nel campo di via dei Gordiani, cristallizzando la complessità di questo sistema. Nel caso specifico, una delle compagne dei ladri era risultata titolare di una società di noleggio con sede in via Lussimpiccolo. La dinamica era lineare: la donna affittava vetture di proprietà di grandi concessionarie nazionali a prestanomi pregiudicati, che poi le mettevano a disposizione del gruppo per compiere furti in tutta la Capitale.
A peggiorare il quadro interviene il ruolo di alcune società di autonoleggio che operano in modo opaco, accettando pagamenti in contanti senza richiedere la garanzia di una carta di credito, anche per vetture di grossa cilindrata. La Guardia di Finanza ha da tempo avviato accertamenti su diverse realtà di periferia che sembrano ignorare deliberatamente i requisiti minimi di sicurezza contrattuale. Il costo sociale di questa zona grigia non si misura però solo in reati contro il patrimonio, ma anche in vite umane. Gli incidenti più drammatici degli ultimi tempi mostrano una ricorrenza inquietante: conducenti con precedenti penali e senza patente che si trovano alla guida di potenti auto a nolo. È il caso della tragedia sulla Collatina del primo marzo, dove è stata distrutta la famiglia Ardovini, o dello scontro tra un’auto e un bus Atac in viale dei Romanisti, dove il giovane alla guida, un 23enne con precedenti, correva su un mezzo affittato da terzi. Questo scenario impone una riflessione profonda sulle responsabilità dei noleggiatori, poiché, come spesso emerge dai verbali, il contratto risulta formalmente regolare mentre l’auto corre per le strade della Capitale con a bordo individui che non dovrebbero nemmeno toccare un volante.