
Anguillara, Carlomagno dal carcere scrive al figlio e chiede perdono al fratello
All’interno delle mura del carcere di Civitavecchia, il silenzio è interrotto soltanto da una domanda che risuona ossessiva, quasi fosse una litania priva di via d’uscita. Claudio Carlomagno continua a chiedersi «Che vado avanti a fare?». Questa frase, pronunciata ripetutamente davanti al suo avvocato Andrea Miroli, racchiude il peso di una tragedia che ha travolto non solo la sua vita, ma quella di un’intera famiglia. L’uomo è recluso dallo scorso 18 gennaio con l’accusa di aver ucciso la moglie, Federica Torzullo, e di averne poi nascosto il corpo in una fossa scavata vicino alla ditta del padre. Tuttavia, l’orrore non si è fermato al delitto iniziale, poiché il peso dell’onta e della gogna mediatica ha spinto i suoi genitori, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, a un gesto estremo.
I corpi dei due anziani coniugi sono stati trovati sabato sera, impiccati a una trave della loro villetta. In un ultimo biglietto d’addio lasciato all’altro figlio, Davide, i genitori hanno spiegato le ragioni di una scelta tanto radicale, facendo riferimento all’ostilità dei vicini e alla pressione insopportabile dell’odio veicolato tramite i social network. Quando Claudio ha appreso della morte dei genitori, la sua prima preoccupazione è stata rivolta alle modalità del gesto, chiedendo con angoscia «Come si sono uccisi? », una domanda alla quale il legale ha preferito non rispondere dettagliatamente per proteggere la già precaria stabilità psicologica del detenuto. Secondo quanto riferito dall’avvocato Miroli, Carlomagno appare oggi come un uomo «disperato, sofferente e pentito di ciò che ha fatto e delle conseguenze che ne sono derivate».
Il legame con il mondo esterno e l’unico barlume di speranza sembrano essere rimasti legati alla figura del figlio piccolo. Proprio pensando al bambino, Claudio ha accettato di non arrendersi del tutto, scrivendo per lui una lettera in cui cerca di spiegare l’inspiegabile, ovvero il motivo per cui il piccolo si ritrova improvvisamente senza una madre e senza i nonni paterni. Nonostante ciò, la sorveglianza nei suoi confronti resta altissima, per evitare che anche lui si abbandoni definitivamente allo sconforto e tenti qualche gesto disperato.
Parallelamente alla sofferenza del detenuto, emerge la figura tragica di Davide Carlomagno, il fratello minore, rimasto solo a gestire le macerie di due famiglie distrutte. Davide aveva cercato di sostenere i genitori nel momento del bisogno, accogliendoli inizialmente nella propria abitazione a Roma Nord, senza immaginare che il fratello fosse realmente coinvolto nella scomparsa della cognata. La scoperta della verità e il successivo suicidio dei genitori lo hanno gettato in uno stato di choc profondo. Claudio, dal carcere, ha espresso il desiderio di vederlo chiedendo: «Come sta Davide, posso incontrarlo?», ma la risposta per ora resta improntata alla prudenza, poiché il rancore e lo sconcerto del fratello sono ancora troppo vivi. Anche Davide è stato travolto dalla catena di eventi innescata dal femminicidio della cognata.
M.M.