Affitti brevi, polemiche sull’aumento della cedolare secca al 26%

04/11/2025

Il dibattito sulla legge di Bilancio si infiamma attorno all’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi, che il governo vuole portare dal 21% al 26%. Una misura che non piace né ai proprietari immobiliari né a una parte della stessa maggioranza, pronta a chiedere correttivi e modifiche. Le audizioni in Senato hanno infatti messo in luce una serie di critiche da parte di associazioni di categoria, economisti e forze politiche del centrodestra, divise su come affrontare la questione del caro affitti e della carenza di alloggi disponibili.

Tra le voci più critiche c’è quella di Maurizio Pezzetta, vicepresidente nazionale della Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari), che ha espresso una forte preoccupazione: «Siamo molto preoccupati per l’innalzamento della cedolare secca dal 21% al 26%. Non serve a nessuno». Secondo Pezzetta, la misura non inciderà sull’emergenza abitativa, perché «gli affitti turistici rappresentano meno del 2% del totale delle abitazioni italiane». Anche l’Aigab, associazione dei gestori di affitti brevi, ha confermato la stessa stima, chiedendo al governo di intervenire invece sulla fiscalità elevata, sul rischio morosità e sulla rigidità dei contratti di locazione.

In risposta al malumore diffuso, il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha annunciato un emendamento che punta a riformare il sistema fiscale degli affitti. «Vogliamo abbassare la tassazione sugli affitti a lungo termine al 15%, per favorire chi sceglie contratti stabili e sostenibili», ha dichiarato. L’obiettivo è quello di incentivare le locazioni residenziali, soprattutto nelle grandi città, dove il costo degli affitti è in costante aumento. A condividere questa linea sono anche Forza Italia e Lega, che chiedono una revisione della norma inserita nella manovra e che, secondo le stime, dovrebbe portare coperture per circa 130 milioni di euro dal 2027.

Il ministero dell’Economia, per voce di Giancarlo Giorgetti, ha chiarito che l’aumento della tassazione non nasce da un intento punitivo verso i proprietari: «Bisogna capire se premiare le locazioni per abitazione oppure quelle per turisti stranieri», ha detto il ministro. Tra le ipotesi sul tavolo, spicca quella di attenuare l’aumento, portando la cedolare secca al 23% anziché al 26%. Si tratterebbe di una mediazione tra le richieste della maggioranza e le esigenze di bilancio. Intanto, il Consiglio nazionale dei commercialisti, per voce di Salvatore Regalbuto, ha espresso un giudizio complessivamente positivo sulla manovra, pur chiedendo di modificare l’articolo 18 e la norma che limita la compensazione dei crediti d’imposta, che rischia di penalizzare piccole e medie imprese. Nelle prossime ore, le audizioni continueranno con il contributo di Confindustria, che ha già anticipato la necessità di una manovra con una visione triennale e incentivi strutturali come iper e superammortamento per sostenere la crescita economica.

M.M.

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