
A Steady Rain al Teatro Manzoni: il noir di Keith Huff con Lupano e Gobbi
Cupa, avvolta in un tratto cinematografico che richiama le atmosfere più oscure del genere noir, la Chicago violenta descritta in “A Steady Rain” si manifesta come una realtà a sé stante. Vicoli, strade e palazzi informano un labirinto urbano che, specialmente durante le ore notturne, svela i fragili equilibri etici e morali su cui poggia l’umanità intera. In questo contesto soffocante si svolge la fiaba nera di Joey e Denny, due poliziotti legati da un’amicizia profonda che precede persino il loro ingresso in accademia. La loro routine viene bruscamente interrotta quando, pronti a entrare in azione dopo una chiamata per disturbo della quiete pubblica, si ritrovano faccia a faccia con una figura inquietante che metterà a rischio non solo la stabilità del loro rapporto fraterno, ma la loro stessa esistenza. Sullo sfondo di questa vicenda si staglia una pioggia stanca, una testimone silenziosa e costante dei fatti che, contrariamente alla tradizione letteraria, si rivela tutt’altro che purificatrice.
La Capitale si prepara dunque a ospitare il debutto nazionale di questo celebre testo teatrale, scritto nel 2007 da Keith Huff, noto drammaturgo e apprezzato autore di serie televisive di successo come House of Cards e Mad Men. Lo spettacolo, intitolato nella versione italiana “Pioggia Infernale”, sarà in scena al Teatro Manzoni a partire da domani fino al 1° febbraio 2026, presentato da ArtistiAssociati – Centro di produzione teatrale con l’allestimento scenico e la regia curati da Ferdinando Ceriani. Secondo la visione del regista, lo spettacolo riesce a toccare corde estremamente sensibili della nostra epoca, poiché «il testo di Huff affronta temi universali come il male, la corruzione morale, la mutazione antropologica della società postmoderna, temi oggi al centro della discussione pubblica. In un certo senso è un testo epico che restituisce un ritratto impietoso della natura umana e del degrado morale della contemporaneità».
Al suo debutto a Broadway, avvenuto nel 2009, a interpretare i due agenti furono star del calibro di Hugh Jackman e Daniel Craig, portando la pièce all’attenzione del grande pubblico internazionale. Nella versione italiana i ruoli sono affidati a Giorgio Lupano e Gianluca Gobbi, che vestono rispettivamente i panni di Joey e Denny. Joey è descritto come un uomo single e introverso, segnato da un passato difficile legato all’alcolismo e tormentato da un sentimento segreto per la moglie del suo migliore amico. Al contrario, Denny appare inizialmente come la figura più stabile e risolta, un padre di famiglia esemplare. Tuttavia, il procedere della narrazione svelerà le sue ombre più fitte, dalla relazione clandestina con una prostituta al razzismo malcelato verso le minoranze etniche che popolano la città.
Gli attori sottolineano con forza la complessità del legame che unisce i protagonisti: «sono amici d’infanzia, estremamente diversi, ma hanno bisogno l’uno dell’altro». Nello specifico, Gobbi definisce il suo personaggio come un uomo «che cerca di imporre la normalità all’altro, ma dentro di sé nasconde un malessere, quasi una cancrena», mentre Lupano tratteggia il suo Joey come un individuo che «ha sempre subìto questo rapporto e l’esuberanza dell’amico». Quella specifica notte di pattuglia rappresenterà per entrambi una resa dei conti inevitabile, un momento di verità che non concede vie d’uscita.
Lo spettacolo si sviluppa in 80 minuti di atto unico, dove le sfumature noir, la suspense e i continui colpi di scena dettano un ritmo narrativo incalzante. Il dialogo serrato tra i due protagonisti avvolge il pubblico in una spirale di tensione emotiva costante, esplorando i confini tra giusto e sbagliato. È interessante notare come il testo incroci anche la cronaca nera più cruda, inserendo nella vicenda riferimenti a Jeffrey Dahmer, il famigerato cannibale di Milwaukee, e come sia stato citato tra le fonti d’ispirazione principali per la creazione della prima, acclamata stagione della serie televisiva True Detective. L’appuntamento al Teatro Manzoni è fissato per le ore 21, per un viaggio senza sconti nell’oscurità dell’animo umano.