Ranucci-Lavitola, proseguono le indagini sugli intrecci tra inchieste e affari

12/07/2026

Proseguono senza sosta gli approfondimenti interni di viale Mazzini sulla figura di Valter Lavitola e sulle sue ramificazioni all’interno della televisione pubblica, in particolare per quanto riguarda i legami con il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. I recenti controlli aziendali hanno infatti portato alla luce dettagli significativi, tra cui un nuovo badge d’ingresso che attesta i passaggi dell’imprenditore nella sede della trasmissione in due precise occasioni, una risalente al 2019 e l’altra al 2021. Il timore espresso dai vertici della Rai è che l’ex editore possa aver ricoperto un ruolo di primo piano e non puramente marginale nella genesi e nello sviluppo di uno dei programmi di punta della rete, offrendo non solo suggerimenti e dritte sulle inchieste da seguire, ma anche ospitalità e cene.

La questione legata alla logistica dei giornalisti della trasmissione ha sollevato diversi interrogativi ai piani alti dell’azienda. Lavitola stesso ha ammesso in un’intervista di aver ospitato un collaboratore del programma all’interno della sua struttura ricettiva situata nel quartiere romano di Monteverde nel periodo dell’emergenza sanitaria, dichiarando che «Un giornalista di Report non sapeva dove andare durante il Covid perché doveva fare la quarantena, l’ho ospitato nel mio Bed and Breakfast. Sigfrido voleva che il giornalista pagasse, alla fine ho offerto tutto». Ora le verifiche interne cercano di stabilire se in quel medesimo affittacamere siano transitati nel tempo anche altri testimoni o ospiti della trasmissione.

I tasselli di questo complesso mosaico si intrecciano inevitabilmente con il lavoro dei magistrati della Procura di Roma, che vedono l’imprenditore indagato come presunto mandante dell’attentato dinamitardo compiuto lo scorso ottobre ai danni del giornalista. Gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce sul giro d’affari dell’uomo d’affari, le cui attività si estendono dall’Italia fino al Camerun, concentrandosi in particolare sul settore dei carbon credit. La compravendita di questi certificati ambientali in Africa, destinati alle multinazionali per compensare le emissioni di gas serra, è un tema affrontato più volte nei servizi di Report, e lo stesso conduttore ha confermato che l’indagato gli aveva fornito indicazioni sul tema, ricevendo in cambio consigli per evitare brutte sorprese.

Un altro filone investigativo riguarda un documento intitolato Indagine potenziale elettorale, un sondaggio articolato in ventuno punti finalizzato a valutare una possibile discesa in campo del giornalista come leader per la coalizione del centrosinistra. Tra i quesiti posti nel sondaggio figuravano domande esplicite sul gradimento di un candidato terzo proveniente dal mondo dell’informazione in grado di superare le storiche contrapposizioni politiche. L’ipotesi degli investigatori è che l’attentato sotto casa del conduttore possa essere stato orchestrato proprio per accrescerne la popolarità mediatica in vista di un futuro impegno politico, dal quale l’imprenditore sperava di trarre un tornaconto. Dal canto suo, Ranucci ha ribadito di aver sempre rifiutato ogni proposta di candidatura, mentre Lavitola ha respinto con forza questa ricostruzione investigativa: «Io e Ranucci saremmo stati due stupidi a farci da soli l’attentato. E io altrettanto a farglielo come atto d’amicizia in ottobre per poi fare un sondaggio in giugno su di lui come candidato del campo largo», confermando comunque lo scambio continuo di messaggi sul tema.

A complicare il quadro si aggiunge il recente stop imposto dai carabinieri del Nucleo investigativo, che hanno eseguito una perquisizione a carico dell’ex editore mentre si accingeva a partire per l’Africa insieme alla moglie. In Camerun si trova attualmente il suo storico factotum, l’uomo che secondo la tesi della Procura avrebbe materialmente individuato il gruppo criminale incaricato di posizionare l’esplosivo a Roma. Il trasferimento del collaboratore all’estero è avvenuto poco dopo l’atto intimidatorio con un viaggio pianificato dallo stesso imprenditore, sebbene la difesa sostenga fermamente che si tratti solo di una trasferta lavorativa legata alla gestione dei crediti di carbonio e non di una fuga per eludere le indagini.

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