
Roma, scoperta villa imperiale sull’Aurelia: salvata dai tombaroli
Una monumentale dimora romana di età imperiale è riemersa dal passato alle porte della Capitale, localizzata lungo la via Aurelia a pochissima distanza dal grande raccordo anulare. La struttura è fortunatamente scampata all’azione devastatrice dei tombaroli, i quali avevano già avviato una serie di scavi clandestini per sottrarre i preziosi reperti. Il destino di marmi, mosaici, affreschi e statue che richiamano i fasti dei regni di imperatori del calibro di Antonino Pio e Marco Aurelio ha avuto un esito felice, evitando che finissero nel mercato nero delle opere d’arte. La straordinaria scoperta è avvenuta quasi per caso, partendo proprio dai solchi scavati dai clandestini a circa due metri di profondità, che sono stati intercettati e tempestivamente bloccati grazie a un’operazione congiunta condotta dalla polizia e dai carabinieri. La successiva opera di recupero scientifico e di studio sul campo è stata invece guidata dagli esperti archeologi della Soprintendenza speciale di Roma, sotto la direzione di Daniela Porro.
Il lavoro degli specialisti ha permesso di riportare alla luce la complessa articolazione degli ambienti, dei rivestimenti marmorei e delle ricche decorazioni di una villa monumentale la cui costruzione e frequentazione è databile tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo. L’archeologa responsabile degli scavi per la Soprintendenza, Alessia Contino, ha evidenziato al Messaggero il pregio dei ritrovamenti: «Siamo di fronte ad un’alta qualità artistica delle decorazioni dei pavimenti e delle pareti che denuncia sicuramente la ricchezza e l’elevato ceto sociale dei proprietari». Secondo le prime ipotesi, gli antichi abitanti della dimora potevano appartenere alla colta aristocrazia romana o, tesi ancora più affascinante, essere membri diretti della famiglia imperiale, considerando che l’area si trova all’interno dei confini della storica proprietà imperiale di Lorium.
La vicina cittadella di Lorium sorgeva nell’area dove attualmente si estende la vasta campagna dell’azienda agricola di Castel di Guido. Questo luogo rappresentava la residenza di campagna prediletta dagli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio, ed era caratterizzato da una fitta rete di ville residenziali di raffinata bellezza e da fattorie a carattere rustico. La villa appena scoperta mostra un legame evidentissimo con la dinastia degli Antonini e accoglieva i visitatori dell’epoca attraverso un grande atrio provvisto di un sontuoso impluvium centrale per la raccolta dell’acqua e di un pavimento a mosaico decorato con motivi vegetali e geometrici. Le pareti mostrano ancora evidenti tracce di intonaco affrescato con riquadri gialli e azzurri, nei quali si riconoscono figure antropomorfe. Proprio la terra di riempimento della vasca centrale ha riservato la sorpresa più grande, restituendo una statua frammentaria di circa ottanta centimetri che raffigura un uomo adulto con la barba e una corta tunica.
In merito a questo eccezionale ritrovamento, Alessia Contino ha precisato: «La statua, il cui studio non è stato ancora affrontato, potrebbe identificarsi con la divinità agreste Silvano, oppure un personaggio del thiasos dionisiaco, un sileno forse, un genio stagionale o più semplicemente un pastore». Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha espresso grande soddisfazione per l’esito della collaborazione con le forze dell’ordine che ha permesso di salvare il sito. Per celebrare il felice ritrovamento, la soprintendente Daniela Porro ha annunciato l’intenzione di condividere subito i risultati con la collettività affermando che il ministero è felice di organizzare un open day per restituire ai cittadini un pezzo del loro patrimonio, fissando le prime visite guidate per il pomeriggio di sabato venti giugno.