
Botticelle a Roma, è scontro sulla riconversione in tassisti dei vetturini
Un insolito silenzio avvolge una carrozza ferma all’ombra dei palazzi d’alta moda che incorniciano Piazza di Spagna, mentre una lunghissima fila di turisti siede sul marciapiede per concedersi una pausa dal sole. È scattata l’ora dello stop per i vetturini romani, poiché un’ordinanza comunale impone la sospensione del servizio dalle 13 alle 17 per tutelare i cavalli dal caldo eccessivo delle ore centrali della giornata. C’è solo un ultimo vetturino che rappresenta l’ostacolo a un accordo complessivo che, nelle intenzioni dichiarate dal Campidoglio, potrebbe portare all’uscita definitiva e permanente delle tradizionali botticelle dalle strade della Capitale. Per nessuna ragione al mondo sarebbe infatti disposto a convertire la propria licenza di botticella in una licenza per la guida del taxi. Una strada opposta è stata intrapresa negli anni dalla maggior parte dei suoi colleghi, anche a causa del fatto che il mestiere del vetturino è diventato via via meno redditizio per la drastica diminuzione della clientela, tanto che in alcune giornate si registra una sola corsa effettuata.
Oggi i vetturini romani costituiscono una categoria estremamente striminzita, con soli 16 operatori totali sul territorio capitolino, a fronte dei 38 censiti soltanto dieci anni fa. La procedura di conversione amministrativa può avvenire esclusivamente su base volontaria, motivo per cui l’amministrazione comunale sta studiando un incentivo economico capace di convincere i cocchieri rimasti a lasciare la carrozza. Considerando che uno dei principali ostacoli alla riconversione è il costo necessario per acquistare un’automobile nuova, la garante degli Animali e il sindaco Roberto Gualtieri hanno deciso di intervenire sul nodo economico a seguito di una mozione approvata in Assemblea Capitolina su iniziativa della consigliera forzista Rachele Mussolini. L’obiettivo è trovare un escamotage per fornire ai vetturini un’autovettura idonea al servizio pubblico senza che debbano affrontarne direttamente l’acquisto iniziale.
La garante degli animali manifesta ottimismo sul buon esito del progetto generale e sottolinea l’urgenza di una svolta ecologica e di tutela dei cavalli per le strade di Roma: «Vogliamo superare una pratica ormai diventata anacronistica. Forse aveva un senso trent’anni fa, oggi non più. Roma non è una città a misura di cavallo e lo dico pensando al benessere degli animali, che si preparano ad affrontare l’ennesima estate rovente. Lo abbiamo visto anche prima della parata del 2 giugno, quando trenta cavalli imbizzarriti sono fuggiti terrorizzati lungo la Cristoforo Colombo dopo lo scoppio di alcuni petardi. Sono animali sensibili: dovrebbero passare le loro giornate in un prato, non in un contesto caotico come quello di una grande città». Nonostante l’esponente politica sia fiduciosa dopo aver incontrato la categoria ed essersi interfacciata con professionisti pronti al cambiamento culturale, lo scoglio principale resta la posizione ferma dell’ultimo vetturino, il 56enne Marco Calò.
L’ultimo mohicano del traffico ippico romano difende con orgoglio le proprie motivazioni professionali, stando al fianco di Latin Lover, il cavallo 18enne con cui lavora ogni giorno. Calò vanta peraltro un passato lavorativo già vissuto nel comparto delle auto bianche, avendo intrapreso la carriera da commerciante sulle orme della famiglia prima di innamorarsi dei cavalli a cinque anni ed ottenere la licenza da vetturino a 29 anni. Costretto in passato a passare al taxi per 25 anni a causa di impellenti motivi familiari, Calò descrive l’esperienza precedente come profondamente stressante a causa delle differenze strutturali nella clientela, spiegando che «Sulla carrozza salgono persone che vengono per divertirsi. Sul taxi hai a che fare con gente nervosa. Carichi persone che già alle sette di mattina sono stressate, che hanno problemi con il nonno, con il padre, con il marito e perfino con il vicino di casa. E poi c’è la sera. Rischi, nell’ordine, la rapina, oppure di beccare quello che non ti paga, quello drogato. Raccogli il ragazzetto che, dopo essere stato in discoteca, ti vomita in macchina. Dai. Bella clientela, eh». L’esperienza lavorativa al volante dell’auto pubblica è durata soltanto pochi mesi, spingendo successivamente l’uomo a riprendere saldamente in mano le redini della sua botticella originaria. Il vetturino rifiuta l’idea di un nuovo cambiamento radicale.