
Roma, Rodolfo Laganà e Rocco Papaleo tornano a teatro con “70 ci dà tanto”
Questa è la storia di un’amicizia rara, una di quelle che sembrano sospese in una dimensione parallela dove il tempo non ha il potere di logorare i sentimenti né di sbiadire i ricordi. È un legame che va oltre la semplice frequentazione o l’essere colleghi di palcoscenico; è la narrazione di due anime che, incontrandosi a Roma decenni fa, si sono riconosciute come speculari. I protagonisti di questa vicenda sono Rodolfo Laganà e Rocco Papaleo, due artisti che oggi, a 36 anni di distanza dal loro primo e unico spettacolo insieme, hanno deciso di ritrovarsi. Quello storico debutto avvenne nel 1990 nel leggendario Teatro Tenda a Strisce con un lavoro intitolato Gonne, e ora il cerchio si chiude, o meglio si espande, con un nuovo atto d’amore verso l’esistenza intitolato “70 ci dà tanto”. Prodotto da Viola Produzioni, lo spettacolo sarà in scena dal 23 al 26 aprile 2026 al Teatro Sala Umberto di Roma, offrendo al pubblico un amarcord che profuma di sincerità e di «colpo di fulmine».
Alle soglie dei settant’anni, Laganà e Papaleo scelgono di rievocare quel momento preciso in cui scattò la scintilla. Come ricostruisce lo stesso Papaleo, non si trattò di una semplice collaborazione professionale, ma di qualcosa di molto più profondo, quasi sentimentale. L’attore lucano, reduce dal successo della sua quinta fatica da regista, ricorda come i due iniziarono a vedersi ogni giorno, parlando di tutto e trovando un terreno comune soprattutto nella passione per l’universo femminile. Papaleo ammette senza riserve che gran parte del suo percorso artistico è stato influenzato dalle donne, dichiarando che «La passione per l’altro sesso ha segnato la mia vita. Ho fatto tutto quello che ho fatto per le donne. Già a dodici anni, imparai a suonare la chitarra per far colpo su una ragazzina». Le donne restano per lui il territorio d’elezione, un universo di riferimento che cerca costantemente di raccontare con la sua consueta delicatezza poetica.
Rodolfo Laganà fa eco all’amico, confermando che anche per lui il teatro è nato come uno strumento di seduzione e scoperta. La complicità tra i due è tale che Laganà non esita a proporre una visione del mondo radicalmente diversa, quasi utopistica, in cui il potere sia interamente nelle mani femminili. Con la sua ironia sferzante, l’attore romano suggerisce che «Se fosse per me, darei tutto alle donne. Devono governare. Gli uomini li metterei sull’albero e tirare le pietre, che è meglio. Invece di distruggere tutto, potrebbero giocare a fare la guerra». In attesa di questo cambio di prospettiva globale, i due si accontentano di smontare e rimontare il canovaccio del loro vecchio spettacolo, trasformandolo in una performance ritmata dalla musica dal vivo. Sul palco della Sala Umberto non saranno soli: li accompagneranno Arturo Valiante al pianoforte, Guerino Rondolone al contrabbasso, Davide Savarese alla batteria e Fabrizio Guarino alla chitarra, i musicisti che da tempo formano la colonna sonora delle esibizioni live di Papaleo.
Il nuovo spettacolo mescola i grandi cavalli di battaglia dei due artisti, dai monologhi sullo psicoanalista di Laganà alle riflessioni surreali di Papaleo, alternando momenti scritti a ampie parentesi di improvvisazione. Nonostante le strade diverse intraprese negli anni, tra il grande schermo per Rocco e il palcoscenico teatrale per Rodolfo, lo sguardo complice non è mai cambiato. Papaleo definisce il suo come un osservatorio privilegiato, sottolineando come la conoscenza umana con Laganà sia così profonda da non contemplare il giudizio, ma solo la gioia della condivisione. Dal canto suo, Laganà ritrova in ogni fotogramma dell’amico quell’aria malinconica e poetica che lo ha sempre contraddistinto fin dai tempi del Teatro Tenda, quando un impegno previsto per quattro repliche si trasformò in un trionfo lungo un mese e mezzo.