Crisi carburanti per aerei: Ryanair taglia i voli

09/04/2026

Continua la crisi legata alle forniture di carburanti, soprattutto per gli aerei. Anche se lo Stretto di Hormuz dovesse tornare a essere una via d’acqua totalmente libera e priva di ostacoli, il sollievo per i consumatori non sarà immediato. Gli esperti del settore sono unanimi nel dipingere uno scenario dove i costi di benzina, diesel e cherosene rimarranno inchiodati verso l’alto per diverse settimane. Non si tratta di una mancanza fisica di materia prima, dato che il sistema sta già ricevendo nuovi carichi tra i porti di Venezia e Rotterdam, ma di una questione di dinamiche di mercato e, forse, di interessi meno trasparenti. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non ha usato giri di parole convocando le compagnie petrolifere al Mimit, ventilando apertamente l’ipotesi di manovre speculative che gravano su famiglie e imprese.

Nel mondo dell’aviazione, la situazione è già passata dalle parole ai fatti. Ryanair ha dato il via a una serie di cancellazioni che colpiranno rotte in Spagna, Portogallo, Francia e Germania, mettendo a rischio circa il 10% degli spostamenti previsti fino a luglio. Sebbene il vettore avesse precedentemente paventato rischi ben più gravi legati alla chiusura delle rotte mediorientali, molti osservatori leggono in questa mossa un tentativo di ottenere vantaggi competitivi sulle tasse aeroportuali, spostando gli aerei verso scali ritenuti più redditizi. Nel frattempo, i costi del jet fuel sono raddoppiati toccando punte di 1.700 dollari alla tonnellata. Questo peso economico sta costringendo colossi come United Airlines e Delta a tagli operativi e stime di perdite miliardarie, mentre le compagnie del Golfo come Emirates e Qatar Airways continuano a navigare a vista con forti limitazioni.

Il professor Andrea Giuricin, docente alla Bicocca e profondo conoscitore delle dinamiche del trasporto aereo, ha confermato che la ripresa sarà lenta e faticosa: «Come sottolineato dall’associazione mondiale delle compagnie aeree, a causa delle avvenute interruzioni alla capacità di raffinazione in Medio Oriente, ci vorranno mesi per tornare ad adeguati livelli di fornitura, quindi non ci sarà un drastico calo dei prezzi nel breve periodo. E anzi il costo dei biglietti, dopo rialzi globali di circa il 30%, dovrebbe aumentare ancora». Le compagnie europee provano a schermarsi con i contratti di hedging, ma questo non impedisce l’ombra di tagli anche su tratte italiane meno frequentate. Per il viaggiatore, la tutela rimane parziale: se il rimborso o il volo alternativo sono diritti acquisiti, la compensazione pecuniaria potrebbe saltare per cause di forza maggiore legate alla crisi internazionale.

Sul fronte stradale, la tensione non è meno acuta. I prezzi alla pompa continuano a segnare livelli record, con il gasolio che sfiora i 2,2 euro al litro e la benzina stabile sopra 1,8 euro, con punte proibitive sulle reti autostradali. Il ministro Urso è stato categorico durante gli incontri odierni, affermando che «non c’è alcuna giustificazione per l’aumento dei prezzi, soprattutto alla luce di quanto avvenuto con la tregua. Qualunque forma di speculazione sarà colpita alla fonte». Nonostante il calo del prezzo del petrolio greggio, le associazioni dei consumatori temono che l’adeguamento dei distributori avvenga con la lentezza di una lumaca. A rendere il clima ancora più incandescente ci pensa il settore dell’autotrasporto: Unatrass ha già minacciato un blocco totale dei mezzi pesanti, un fermo che potrebbe paralizzare il Paese se il governo non interverrà con aiuti diretti per compensare l’insostenibile aumento dei costi operativi. In questo scacchiere, la tregua di Hormuz appare come un primo passo necessario, ma ancora insufficiente a riportare la serenità nelle tasche degli italiani. Una cosa è certa: non appena il prezzo del petrolio sale, quelli di benzina e diesel alla pompa salgono immediatamente. Quando invece il costo del petrolio scende, i prezzi alla pompa rimangono quasi invariati o scendono con estrema lentezza. E poi, prima della guerra il delta tra il costo al distributore di benzina e diesel era di pochi centesimi, mentre oggi la forbice si è allargata a oltre 30 centesimi, andando così a provocare rincari a cascata sulle merci al dettaglio, a cominciare dagli alimentari, visto che il trasporto avviene quasi esclusivamente su gomma e su camion a motore diesel.

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