Liste d’attesa per le prestazioni sanitarie: miglioramenti fino al 40%

03/04/2026

La gestione delle liste d’attesa rappresenta da decenni una delle sfide più complesse per il sistema sanitario nazionale italiano, un nodo strutturale che incide direttamente sulla qualità della vita e sul diritto alla salute dei cittadini. A quasi due anni dall’approvazione della legge di riforma dell’estate 2024, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha tracciato un bilancio aggiornato durante un recente forum, evidenziando luci e ombre di un percorso ancora in divenire. Secondo il titolare del dicastero, i segnali di un cambiamento sono visibili laddove le nuove norme vengono applicate con rigore, pur ammettendo la persistenza di una marcata differenza tra i vari territori. «Dove la legge è applicata, il trend è positivo, c’è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi. Ma c’è ancora disomogeneità regionale, con Regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso», ha dichiarato Schillaci, sottolineando come la situazione attuale sia ancora definibile a macchia di leopardo.

I dati raccolti attraverso la piattaforma nazionale gestita da Agenas, che monitora circa cinquanta milioni di prenotazioni reali, offrono per la prima volta in vent’anni una visione d’insieme dettagliata e incoraggiante. Confrontando il primo bimestre del 2025 con lo stesso periodo del 2026, si registra un incremento delle prestazioni erogate entro i termini stabiliti dalla legge: le visite specialistiche sono aumentate del 3%, mentre gli esami diagnostici segnano un +2%. Il Ministro ha rivendicato l’importanza di possedere finalmente strumenti di monitoraggio trasparenti, precisando che in precedenza mancavano numeri certi per quantificare i ritardi nelle singole realtà locali. Sebbene i dati scorporati per regione saranno resi pubblici solo a partire dalla metà di maggio per evitare facili strumentalizzazioni, emergono già alcuni casi di eccellenza. La Liguria, ad esempio, ha migliorato del 40% il rispetto dei tempi grazie a un sistema di recall attivo dei pazienti, riducendo drasticamente il fenomeno delle prenotazioni fantasma. Anche l’Umbria e il Piemonte hanno fatto registrare progressi significativi, quest’ultimo puntando con decisione sull’estensione degli orari di apertura degli ambulatori anche nei fine settimana e nelle ore serali.

Per quanto riguarda il Lazio, il sistema mostra una capacità di tenuta rassicurante in alcuni settori chiave. Le visite cardiologiche e ortopediche vedono rispettati i tempi di legge rispettivamente nell’85 e nell’87% dei casi per le classi di priorità più elevata. Anche la diagnostica per immagini offre dati interessanti, con il Policlinico Tor Vergata che raggiunge punte del 77% di puntualità nelle prestazioni programmabili di Tac al torace. Tuttavia, nonostante questi passi avanti, il quadro generale non è privo di criticità profonde. Il Ministero ammette infatti che una prestazione urgente su cinque non viene ancora assicurata nei tempi previsti, alimentando il disagio di chi necessita di cure immediate. Un esempio emblematico è quello della colonscopia totale: per le prenotazioni urgenti che dovrebbero essere garantite entro tre giorni, nel 2025 solo il 25% dei pazienti ha ottenuto l’esame tempestivamente, con attese medie che sono lievitate fino a 24 giorni.

In questo contesto, la riforma prevede tutele specifiche per l’utente, stabilendo l’obbligo per le strutture pubbliche di garantire la prestazione ricorrendo, se necessario, al privato convenzionato senza oneri aggiuntivi per l’assistito. Schillaci ha voluto ribadire la volontà politica di affrontare frontalmente questo problema storico. «La legge prevede che, se non è possibile ottenere una prestazione nei tempi nel pubblico, il cittadino possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi. Il governo ha messo la faccia su uno dei problemi più annosi della sanità: fino a quel momento le Regioni erano rimaste sole», ha concluso il Ministro. La sfida per i prossimi mesi sarà dunque quella di uniformare le performance delle varie aziende sanitarie locali, affinché l’efficienza registrata in alcuni poli d’eccellenza diventi lo standard per l’intero territorio nazionale, superando definitivamente la logica delle attese infinite che ha troppo a lungo caratterizzato il rapporto tra Stato e cittadino in ambito sanitario.

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