Crisi energetica e guerra nel Golfo, ecco il piano dell’Europa

01/04/2026

L’Europa torna improvvisamente a respirare quell’aria pesante di incertezza che sembrava ormai un ricordo sbiadito, stringendo la cinghia di fronte all’aggravarsi del conflitto nel Golfo. Durante la riunione straordinaria dei ministri dell’Energia, svoltasi rigorosamente in videoconferenza per coordinare una risposta rapida e unitaria tra i ventisette stati membri, il commissario Ue Dan Jørgensen ha lanciato un monito che non lascia spazio a interpretazioni troppo ottimistiche. Secondo il titolare del dossier energetico nella squadra di Ursula von der Leyen, è diventato assolutamente necessario «prepararsi tempestivamente a possibili interruzioni prolungate delle forniture energetiche». Non si tratta tanto di una carenza fisica immediata di volumi di gas o greggio, dato che l’Unione non è direttamente dipendente in modo esclusivo dai flussi rimasti bloccati nello Stretto di Hormuz, quanto piuttosto del violento riverbero che la guerra sta provocando sulle quotazioni internazionali dell’energia. I mercati, nervosi e volatili, hanno spinto i costi in bolletta e alle pompe di benzina verso l’alto, con un impatto che Eurostat ha già certificato nelle sue ultime stime: l’inflazione a marzo ha toccato il 2,5%, segnando un balzo di mezzo punto percentuale in un solo mese. Un fenomeno simile non si osservava dai tempi bui della crisi energetica del 2022.

Jørgensen è stato molto netto nel chiarire che le conseguenze dell’offensiva in Iran «non saranno di breve durata». La sua analisi dipinge un quadro di instabilità strutturale, dove la parola normalità sembra essere uscita dal vocabolario diplomatico europeo per i mesi a venire. Anche nell’ipotesi, ad oggi purtroppo remota, di una cessazione immediata delle ostilità, i danni alle infrastrutture energetiche della regione richiederebbero anni per essere riparati o aggirati efficacemente. I numeri forniti dal commissario durante il vertice sono stati impietosi: dall’inizio delle ostilità, il prezzo del gas all’interno dell’Unione è lievitato di circa il 70%, mentre il petrolio ha registrato un incremento medio del 60%. In termini puramente economici, questo primo mese di guerra ha già presentato un conto salatissimo ai cittadini europei, con una spesa supplementare di ben 14 miliardi di euro solo per sostenere l’importazione di combustibili fossili necessari al funzionamento del continente.

Per fronteggiare questa nuova emergenza, Bruxelles ha deciso di rispolverare il collaudato decalogo dell’Agenzia internazionale dell’energia, proponendo una serie di buone pratiche che mirano a ridurre la domanda interna e a ottimizzare i consumi. Si parla di piccoli sacrifici quotidiani che, se adottati collettivamente, possono fare una differenza sostanziale sulla tenuta del sistema: ridurre la velocità di crociera in autostrada di dieci chilometri orari, incentivare l’uso dei trasporti pubblici urbani e potenziare ulteriormente lo smart working per limitare gli spostamenti casa-ufficio non essenziali. Anche l’uso dei biocarburanti è stato indicato come una leva utile per diversificare le fonti in questo momento di forte stress geopolitico. Tuttavia, Jørgensen è consapevole che il comportamento dei singoli cittadini è solo un tassello di una strategia molto più vasta che deve vedere la Commissione Europea in prima linea. Sono infatti allo studio interventi strutturali sulle aliquote fiscali dell’elettricità e sulle tariffe di rete, puntando persino a un disaccoppiamento mirato tra i prezzi del gas e quelli della corrente elettrica per proteggere la competitività delle nostre industrie.

La visione del commissario punta tutto sulla sovranità energetica, definita senza mezzi termini come «indipendenza energetica; un imperativo strategico, economico e di sicurezza». L’idea di fondo è che «occorre fare tutto il possibile per generare più energia rinnovabile» per non restare mai più prigionieri della volatilità dei mercati dei combustibili fossili. Secondo Jørgensen, infatti, «non possiamo essere così esposti alla volatilità dei combustibili fossili» se vogliamo garantire un futuro stabile alla nostra economia. Una posizione, questa, che ha trovato però la cauta e motivata opposizione del ministro italiano Gilberto Pichetto Fratin. L’esponente del governo italiano, intervenendo nel dibattito, ha invitato i partner europei «ad apprendere la lezione di questa crisi, e utilizzare tutte le fonti energetiche disponibili con un approccio tecnologicamente neutro», chiedendo esplicitamente di «attenuare il ricorso alle onerose soluzioni per la decarbonizzazione che fanno leva sugli Ets». Proprio su questo fronte, la Commissione si appresta a varare oggi stesso alcuni correttivi tecnici per regolare l’offerta di quote sul mercato e rispondere alle fluttuazioni dei prezzi, aggiornando i parametri di riferimento per l’assegnazione delle quote gratuite ai settori industriali.

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