
Lazio, il rilancio di Boulaye Dia: Sarri ritrova il suo attaccante per il finale
L’universo biancoceleste sembra aver ritrovato una risorsa preziosa proprio nel momento più delicato della stagione, una di quelle frecce che Maurizio Sarri sperava di poter scoccare già mesi fa. Boulaye Dia è riapparso sui radar con una prepotenza inaspettata, quasi a voler smentire chi lo aveva già etichettato come un acquisto fallimentare o un corpo estraneo al progetto tattico del Comandante. Il risveglio del senegalese è iniziato con una rete illusoria contro l’Atalanta in Coppa Italia, ma è stato a Bologna che l’attaccante ha dimostrato di essere tornato pienamente in carreggiata. Grazie a una sua conclusione deviata e a un assist servito con tempi millimetrici per Taylor, la Lazio ha potuto mettere in cassaforte la terza vittoria consecutiva, consolidando una risalita in classifica che sembrava utopia fino a poche settimane fa.
Questa rinascita non è affatto casuale, ma figlia di un percorso tortuoso che ha visto Dia passare attraverso momenti di profondo appannamento psicofisico. Tutto sembrava essersi rotto dopo quel clamoroso errore nel derby davanti a Svilar, un episodio che ha lasciato scorie pesanti nella mente del calciatore. Poi è arrivata la Coppa d’Africa, vissuta quasi da spettatore non pagante con appena 37 minuti giocati, seguita dal periodo del Ramadan. Non è un segreto che per gli atleti musulmani il mese di digiuno rappresenti una sfida fisica monumentale, e il ritorno di Dia ai suoi standard abituali è coinciso proprio con la fine di questo periodo di sacrificio religioso. Una volta tornato a nutrirsi regolarmente durante il giorno, la brillantezza atletica è riemersa, permettendogli di sostenere nuovamente i ritmi richiesti dal calcio di Sarri.
Il digiuno più pesante, però, è stato quello sotto porta. Prima della gioia contro i bergamaschi, Dia non esultava per un gol personale dalla sfida contro il Verona dello scorso agosto. Sono serviti 185 giorni e 28 partite ufficiali per spezzare un incantesimo che stava diventando un incubo. Eppure, nonostante le critiche feroci dell’ambiente, Sarri non ha mai smesso di pungolarlo e sostenerlo pubblicamente. Il tecnico toscano aveva infatti dichiarato con una punta di rammarico: «Mi dispiace non vederlo ai suoi livelli, l’ho sempre apprezzato e pensavo potesse darci molto». Nella visione tattica dell’allenatore, Dia doveva essere l’alternativa naturale a Castellanos, ma l’esplosione di altre gerarchie lo aveva fatto scivolare indietro, persino dietro a Daniel Maldini.
Ora che il campo sta restituendo un giocatore rigenerato, iniziano le grandi manovre in vista della prossima sessione di mercato. Il prestito biennale dalla Salernitana volge al termine e la Lazio dovrà decidere se investire gli 11 milioni e 300mila euro necessari per il riscatto obbligatorio. Claudio Lotito, fedele al suo stile comunicativo diretto e senza troppi filtri, non si è nascosto durante una delle sue ormai celebri conversazioni telefoniche con i tifosi, affermando categorico: «Lo vendo per 18 milioni». Una dichiarazione che lascia intendere come il futuro di Dia sia ancora tutto da scrivere e potenzialmente legato a una plusvalenza futura, magari in direzione estera.
La rivoluzione del reparto offensivo biancoceleste appare comunque inevitabile. Mentre Ratkov sembra essere l’unico punto fermo per il futuro, per profili come Noslin o lo stesso Maldini verranno effettuate valutazioni molto approfondite. In questo scenario, Dia potrebbe rappresentare la soluzione più sicura, l’usato garantito su cui rifondare una parte dell’attacco, a patto che questo finale di stagione confermi i segnali positivi visti di recente. Le voci su un possibile interessamento per Milik sembrano destinate a rimanere tali, poiché a Formello non si ha intenzione di puntare su giocatori che non offrano garanzie fisiche assolute. Gli occhi degli scout rimangono puntati sulla Germania e sul giovane Tresoldi, ma nel presente la realtà dice che Sarri ha ritrovato il suo attaccante proprio quando ne aveva più bisogno.