
Epatite A a Roma e nel Lazio: scatta l’allerta per i frutti di mare contaminati
La Capitale si avvicina alle festività pasquali del 2026 con una nota di cautela che arriva direttamente dai banchi delle pescherie e dalle tavole dei ristoranti. Un’ondata di Epatite A sta infatti interessando il territorio del Lazio, spingendo le autorità sanitarie e i medici di base a innalzare sensibilmente i livelli di sorveglianza per evitare che i focolai possano estendersi ulteriormente. Pier Luigi Bartoletti, segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale di Roma, ha delineato un quadro di vigilanza attiva che coinvolge capillarmente i dottori di famiglia. Le parole del rappresentante della Fimmg chiariscono la strategia adottata in queste ore cruciali per la salute pubblica: «Abbiamo attivato una rete interna tra i medici e avviato una campagna di informazione preventiva. Non c’è alcun allarme ma l’attenzione è massima». Questa mobilitazione si rende necessaria dopo che i dati regionali hanno confermato una diffusione del virus che, sebbene circoscritta, richiede un monitoraggio costante e puntuale.
L’origine dell’infezione è stata rintracciata con precisione dagli ispettori della Regione Lazio, che hanno individuato il veicolo del contagio in una partita di cozze contaminate giunta dalla Campania intorno al 20 febbraio scorso. Proprio in territorio campano erano stati segnalati i primi segnali del focolaio già nel mese di gennaio, un fenomeno che i medici romani stavano osservando con attenzione. Secondo le analisi tecniche, la contaminazione dei frutti di mare sarebbe stata favorita dalle abbondanti precipitazioni registrate nelle settimane precedenti, le quali avrebbero causato rimescolamenti dei fondali e delle acque marine, portando il virus a contatto con i molluschi. Nonostante il carico sospetto sia stato prontamente individuato e ritirato dal commercio, gli effetti del consumo precedente continuano a manifestarsi attraverso i nuovi pazienti che si presentano nelle strutture sanitarie regionali.
Ad oggi, il bilancio complessivo parla di 120 casi accertati in tutto il Lazio. La distribuzione geografica vede la città di Roma come l’area più colpita, con 50 pazienti registrati tra le Asl Rm1 e Rm2, seguita dalla provincia di Latina che conta 24 casi distribuiti in numerosi comuni, tra cui Aprilia, Fondi, Formia e Terracina. Bartoletti ha spiegato che la priorità attuale resta l’informazione ai cittadini, specialmente in un periodo dell’anno in cui i consumi di pesce e frutti di mare tendono ad aumentare fisiologicamente. Il segretario ha infatti dichiarato: «adesso la priorità è informare. Stavamo seguendo l’evolversi dei focolai in Campania, dove sono stati registrati i primi casi. A Roma la situazione è molto contenuta ma soprattutto in vista delle prossime festività Pasquali, è importante mantenere comportamenti corretti a partire da come consumiamo alcuni cibi che sono i primi portatori dell’infezione».
La prevenzione passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento precoce dei sintomi e una corretta igiene alimentare. I medici di medicina generale stanno ricevendo un vademecum specifico per gestire i sospetti clinici, concentrandosi su manifestazioni quali febbre alta, nausea, vomito e una marcata perdita di appetito, segni che possono indicare l’insorgenza dell’epatite virale di tipo A. L’invito alla popolazione è quello di evitare categoricamente il consumo di molluschi crudi, privilegiando cotture prolungate capaci di inattivare il virus HAV. Bartoletti ha ribadito: «il monitoraggio e l’evoluzione delle prossime settimane sarà determinante per stabilire, in caso dovessero aumentare i casi, un piano di intervento», sottolineando come l’attenzione debba restare alta soprattutto verso i prodotti ittici che rappresentano il primo vettore della patologia.
Sul fronte dei controlli amministrativi, la Regione Lazio ha già intensificato le ispezioni nei punti vendita e nei ristoranti, con un impegno particolarmente gravoso nella provincia di Latina, dove il numero di casi rapportato alla popolazione è apparso più significativo. Gli agenti del servizio di igiene degli alimenti e nutrizione stanno verificando la tracciabilità dei prodotti per assicurarsi che nessuna rimanenza del lotto contaminato sia ancora presente sul mercato. Le istituzioni hanno assicurato che la situazione rimane sotto controllo e che i casi attuali sono riconducibili unicamente al consumo dei prodotti provenienti dal focolaio campano inizialmente individuato. La raccomandazione resta quella di affidarsi sempre a canali di vendita certificati e di consultare immediatamente il proprio medico di base qualora insorgessero malesseri sospetti dopo aver consumato frutti di mare.