
“Ho imparato a sognare” al Teatro Roma: il coraggio di ricominciare
Il sipario del Teatro Roma si prepara ad aprirsi su una nuova e attesa produzione firmata da Luca Giacomozzi, che torna a calcare le scene dopo il riscontro lusinghiero ottenuto nella passata stagione. Con la sua ultima fatica, intitolata Ho imparato a sognare, l’autore e regista propone una narrazione che affonda le radici nella quotidianità più autentica, esplorando quelle fragilità umane che spesso rimangono sommerse sotto il peso degli errori e delle delusioni. Lo spettacolo, in scena dal 26 febbraio all’8 marzo, si presenta come un mosaico di esistenze incrociate, interpretate da un cast affiatato composto da Attilio Fontana, Claudia Ferri, Emiliano Reggente e Francesca Pausilli. In questa cornice, il pubblico viene invitato a riflettere su quanto sia fondamentale riscoprire la capacità di proiettarsi verso il futuro, nonostante le cicatrici lasciate dal passato.
La vicenda prende le mosse dall’incontro tra due figure maschili apparentemente inconciliabili. Da un lato troviamo Bruno, un infermiere dall’indole mite e ingenua, la cui vita ruota quasi interamente attorno al legame simbiotico con la madre. Dall’altro si staglia Mirko, un nuovo collega caratterizzato da una corazza di rudezza, forgiata durante un’infanzia complessa trascorsa in orfanotrofio. Il loro primo approccio, venato da un’ironia scaturita proprio dal contrasto caratteriale, evolve lentamente in un’amicizia profonda e inaspettata. La loro convivenza sul luogo di lavoro diventa un terreno fertile per confidenze e discussioni surreali, fino a quando un evento drammatico, ovvero la perdita improvvisa della madre di Bruno, rompe l’equilibrio iniziale. Questo passaggio obbliga entrambi a guardarsi dentro e a confrontarsi con il dolore della perdita, trasformando la loro unione in un punto di forza necessario per non soccombere alla solitudine.
Parallelamente, il testo di Giacomozzi esplora le dinamiche di una coppia femminile in crisi, formata da Michela e Asia. La loro relazione, seppur radicata in un sentimento forte, appare segnata da una spirale di incomprensioni e dipendenze affettive che ne minano la stabilità. Asia si trova a gestire una situazione economica disastrosa, tormentata dai debiti e dal terrore di veder fallire il proprio locale, un timore che la rende nervosa e bisognosa di un controllo costante. Michela, pur cercando di sostenerla, finisce per sentirsi soffocata da queste dinamiche distruttive. La tensione raggiunge l’apice quando Michela scopre di essere incinta, una notizia che invece di unire le due donne finisce per mettere a nudo gli egoismi e le debolezze di entrambe, portandole a un confronto necessario quanto doloroso sulla natura del loro legame.
Secondo le note di produzione, la commedia aspira a mostrare come le esistenze più ordinarie possano nascondere rivoluzioni silenziose. Come sottolineato dagli organizzatori, «”Ho imparato a sognare” è un racconto vibrante di ironia e umanità che attraversa le vite di quattro anime agli antipodi, unite da fragilità, errori e desideri mai del tutto spenti». Il messaggio centrale resta quello della resilienza: imparare che il vero coraggio non risiede nell’assenza di cadute, ma nella volontà costante di rialzarsi e continuare a camminare.
Le recite si snodano su due settimane di programmazione, con orari pensati per accogliere diverse tipologie di pubblico, inclusi i turni pomeridiani del sabato e della domenica. Per chi desidera partecipare a questa esperienza teatrale, il Teatro Roma mette a disposizione i propri canali di prenotazione e un servizio di parcheggio custodito per agevolare l’accesso alla struttura. Assistere a questo spettacolo significa immergersi in una storia di amicizia, amore e rinascita, ricordando, come suggerisce il titolo stesso, che continuare a sognare è un atto di resistenza indispensabile nel mondo contemporaneo.