
Capannelle chiude fino a settembre: crisi e redistribuzione delle corse
L’ippodromo delle Capannelle, storico tempio dell’ippica romana e più vasto impianto sportivo di proprietà del Campidoglio, si vede costretto a una battuta d’arresto prolungata che ne congela l’attività almeno fino al prossimo settembre. La notizia, che aleggiava da diverse settimane, ha trovato il crisma dell’ufficialità attraverso una nota ufficiale diramata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. In questo documento, il dicastero da cui dipende l’intero comparto ippico esprime un profondo disappunto per l’evolversi della situazione capitolina. La comunicazione da parte dell’amministrazione comunale ha innescato una reazione a catena che ha obbligato il Masaf a una profonda e complessa revisione del calendario delle competizioni per l’anno in corso.
Le corse originariamente previste sulla pista romana non spariranno del tutto dal panorama nazionale, ma verranno redistribuite su altri ippodromi sparsi per la penisola. La priorità del ministero sarà quella di seguire criteri di vicinanza territoriale, cercando di non penalizzare eccessivamente gli operatori del settore, i proprietari di scuderie e gli allenatori, molti dei quali hanno la propria base operativa e la propria vita professionale proprio a Roma. Per cercare di arginare i danni economici e logistici che questa chiusura forzata comporta, è stata già convocata una riunione d’urgenza con le principali associazioni di categoria. L’obiettivo dichiarato è quello di mitigare gli effetti di una disponibilità solo parziale della struttura capitolina, cercando di tutelare un indotto che soffre ormai da troppo tempo. Ma per comprendere appieno come si sia arrivati a questo punto morto, bisogna scavare in una storia complicata fatta di riforme burocratiche, scommesse in calo e contenziosi legali.
Il declino dell’ippica romana ha radici profonde e affonda in un passato in cui l’avvento di nuovi giochi, come il Superenalotto, ha progressivamente prosciugato le risorse che una volta alimentavano il sistema attraverso il Totip. Nel 2012, la crisi dell’ippodromo di Tor di Valle portò alla decisione di trasferire le gare di trotto proprio a Capannelle. Fu una mossa che richiese investimenti colossali per adeguare le piste e l’illuminazione notturna, finanziati dallo storico gestore Hippogroup a fronte di promesse di proroghe della concessione. Tuttavia, l’avvicendamento politico alla guida della città portò a un cambio radicale delle regole: le proroghe automatiche vennero cancellate e i canoni d’affitto furono ricalcolati in modo drastico. Quello che per anni era stato un affitto agevolato si trasformò improvvisamente in una richiesta milionaria, dando il via a una stagione di scontri legali, ricorsi alla commissione tributaria e battaglie in tribunale che hanno paralizzato la gestione.
L’attuale amministrazione comunale ha ereditato una situazione incancrenita e ha cercato di voltare pagina indicendo una nuova gara per trovare un gestore definitivo, un iter burocratico che però non è ancora giunto a una conclusione definitiva. Nel frattempo, i tentativi di affidamenti temporanei sono falliti uno dopo l’altro: una prima gara ponte è andata deserta, mentre l’ultima è finita in un aspro scambio di accuse tra il Campidoglio e la società Marsicana, che ha rinunciato alla firma del contratto proprio all’ultimo istante utile. In questo scenario di estrema incertezza, l’ultima spiaggia per evitare il totale abbandono dell’impianto è stata rappresentata dall’affidamento temporaneo a Zétema. La società in house del Comune dovrà ora occuparsi dei necessari lavori di ripristino che interessano il centro di allenamento, le piste, la sala regia e i vari servizi essenziali. Saranno necessari diversi mesi di cantiere per rendere la struttura nuovamente sicura e funzionale, lasciando appassionati e professionisti in attesa di quel settembre che dovrà segnare il ritorno dei cavalli nel prato delle Capannelle.