
Pestaggio Termini: 5 arresti per il tentato omicidio del funzionario del Ministero
Il brutale pestaggio avvenuto la sera del 10 gennaio davanti alla stazione Termini, che ha visto come vittima un funzionario cinquantasettenne del ministero del Made in Italy, sta finalmente trovando i suoi responsabili grazie a una complessa indagine della Squadra Mobile. Gli ultimi due arresti, quelli di due ventenni tunisini, portano a cinque il numero dei membri del “branco” finiti in manette con l’accusa di tentato omicidio. La vicenda appare ancora più assurda se si considera il movente: una violenta spedizione punitiva nata da uno scambio di persona, in cui l’uomo è stato massacrato perché erroneamente ritenuto il responsabile di un diverbio avuto con un’amica del gruppo sotto i portici di piazza dei Cinquecento.
I dettagli emersi dalle indagini svelano un quadro di criminalità abituale e spregiudicata. Mahmoudi era già stato bloccato poche ore dopo l’aggressione per una rapina nel quartiere San Paolo, indossando ancora gli stessi indumenti ripresi dalle telecamere di sorveglianza di Termini. Skander, invece, è stato rintracciato a Perugia, città dove avrebbe dovuto trovarsi in regime di obbligo di dimora dopo una precedente rapina, ma che aveva abbandonato per tornare a vivere di espedienti nella Capitale. Insieme a loro, erano già stati fermati altri tre connazionali, mentre altri due complici, già identificati, risultano attualmente irreperibili. Tutti giovani o giovanissimi, ma con alle spalle già precedenti per furti, rapine, lesioni e resistenza.
Sul fronte medico, la situazione della vittima resta estremamente delicata. Dopo dieci giorni di coma e diversi interventi chirurgici per ricostruire le fratture al volto, il funzionario è ora assistito presso l’Irccs Santa Lucia, ma l’edema cerebrale ha cancellato ogni ricordo del pestaggio. I medici lo descrivono come cosciente ma disorientato, intrappolato in una nebbia mnemonica che gli impedisce di ricostruire i momenti dell’aggressione, ricordando solo il momento in cui era uscito per andare in farmacia. Questa condizione rende impossibile, al momento, ottenere una testimonianza diretta che possa consolidare l’impianto accusatorio coordinato dalla Procura. A completare il quadro sono le parole del legale di famiglia, il quale sottolinea come, nonostante i passi avanti della giustizia, sia altamente improbabile che il suo assistito possa mai ottenere un risarcimento economico per i danni subiti, data la cronica insolvenza dei suoi aggressori.