
Sicurezza ferroviaria e sabotaggi: il piano del Viminale per proteggere l’Alta Velocità
L’ombra dei sabotaggi si allunga sulla rete ferroviaria nazionale proprio mentre l’Italia celebra il prestigio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. L’escalation di attacchi incendiari e manomissioni ai pozzetti, che ha messo in ginocchio i collegamenti dell’Alta Velocità, ha spinto il Viminale a varare una strategia di difesa ad alto contenuto tecnologico. Durante l’ultimo Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal ministro Matteo Piantedosi, è emersa la necessità di una risposta ferma e coordinata per proteggere le infrastrutture critiche del Paese da quello che appare come un assalto sistematico alla mobilità dei cittadini. Il piano prevede l’impiego massiccio di droni per il pattugliamento aereo delle aree sensibili, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di videosorveglianza e un incremento dei controlli a bordo dei treni, oltre a una estensione delle recinzioni fisiche lungo i tratti più vulnerabili della rete ferroviaria.
Questa mobilitazione coinvolge non solo le forze di polizia e i servizi di intelligence, ma anche il personale di Fs Security, chiamato a operare in pattuglie congiunte lungo i binari per intercettare ogni segnale di minaccia. L’allerta è massima, specialmente dopo i gravi episodi che hanno interessato gli snodi vicini a Bologna, Pesaro e le tratte nevralgiche Roma-Milano e Roma-Napoli. La Digos ha già depositato una prima informativa presso la Procura di Roma, e si profila un coordinamento stretto con i magistrati di Ancona e Bologna sotto l’ipotesi di associazione con finalità di terrorismo. Gli investigatori sono convinti che dietro queste azioni non ci siano semplici dilettanti dello scompiglio, ma individui con una conoscenza tecnica approfondita dell’infrastruttura. Una tesi confermata dall’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Antonio Donnarumma, il quale ha spiegato come «i punti della rete» scelti dai sabotatori e le tempistiche degli attacchi «denotano una expertise e una conoscenza del sistema per creare e arrecare il maggior disagio possibile».
I dati forniti dal Viminale descrivono una realtà preoccupante che va ben oltre l’episodicità: se nel 2024 le azioni di sabotaggio registrate erano state nove, nel 2025 il numero è balzato drammaticamente a quarantanove, segnando un’impennata che non può essere sottovalutata. Proprio per rispondere a questa emergenza, il fronte politico si sta muovendo per inasprire il quadro sanzionatorio. I senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri e Pierantonio Zanettin hanno presentato un disegno di legge volto a introdurre nel Codice penale una fattispecie specifica denominata «Attentato alla sicurezza dei trasporti con finalità di terrorismo». Questa nuova norma mira a colpire chiunque, con intenti eversivi, compia atti di violenza o sabotaggio contro il sistema dei trasporti, includendo esplicitamente l’attacco alle infrastrutture o la creazione di gravi pericoli per la circolazione.
La proposta legislativa prevede pene severissime, con la reclusione che potrebbe variare dai dodici ai venti anni per chiunque «con finalità di terrorismo, ponga in essere atti di violenza o sabotaggio che incidono sul sistema dei trasporti. Rientrano in questa fattispecie l’utilizzo di un veicolo come arma, l’attacco diretto a infrastrutture, mezzi o servizi di trasporto, la creazione di un grave pericolo per la sicurezza della circolazione». Mentre la giustizia segue il suo corso e la politica cerca nuove risposte normative, la rete ferroviaria resta sotto una vigilanza speciale. Il monitoraggio delle aree meno coperte dalla videosorveglianza tradizionale è stato affidato a sensori avanzati e al pattugliamento costante dei nodi tecnici, cercando di prevenire quelle azioni emulative che spesso caratterizzano la galassia anarchica. In un’era in cui la sicurezza dei trasporti è diventata un pilastro della stabilità nazionale, la sfida per le istituzioni è quella di bilanciare la libertà di movimento con la necessità di una protezione invisibile ma efficace, capace di disinnescare la minaccia prima che il prossimo cavo bruciato divida nuovamente l’Italia in due.