
Via Panama, è polemica sulla ciclabile che si è allagata per le piogge
L’ironia dei residenti di via Panama sembra essere rimasta l’unica difesa contro una situazione che definire critica sarebbe un eufemismo. Nelle giornate di maltempo, la strada onora scherzosamente il proprio nome trasformandosi in una sorta di canale navigabile, dove i ciclisti avrebbero bisogno di braccioli e i residenti di galosce per spostarsi. Al centro delle contestazioni c’è la nuova pista ciclabile, una porzione del Grande Raccordo Anulare delle Bici, un’opera imponente da oltre 15 milioni di euro. I suoi alti cordoli, che raggiungono l’ampiezza di quasi un metro e mezzo, agiscono come una vera e propria diga artificiale che incanala l’acqua piovana trasformandola in un torrente inarrestabile proprio davanti all’entrata del parco Rabin. L’ultima ondata di maltempo ha confermato i timori degli abitanti, portando disagi non solo alla viabilità ma anche alla fornitura dei servizi essenziali per le palazzine della zona.
Una delle voci più forti in questo coro di protesta è quella di Lorenza Riccio, che da quarant’anni gestisce il portierato di un edificio storico insieme al marito. La donna racconta al Messaggero con rabbia le ore difficili vissute durante le recenti piogge: «C’era un lago davanti al nostro portone, non riuscivamo a uscire: inoltre è andata via la luce». Il blackout, durato oltre 5 ore per due intere palazzine, è stato causato proprio dall’accumulo di acqua che ha sommerso le infrastrutture elettriche. Riccio sottolinea la gravità dell’evento: «La cabina della centralina elettrica era allagata, il portellone era sommerso», una condizione che ha reso necessario un intervento d’emergenza per far defluire il fango e permettere ai residenti di utilizzare i propri garage.
La pendenza naturale della strada e la nuova configurazione dei cordoli sembrano aver creato un imbuto naturale dove l’acqua sfocia senza controllo. Nonostante i tentativi manuali di liberare le griglie dalle foglie, il lago che si forma sistematicamente rende impossibile persino l’utilizzo delle strisce pedonali. La portiera evidenzia: «Il garage di uno degli inquilini si era allagato, era pieno di fango, non riusciva ad uscire con l’auto». Le critiche si spostano poi sulla concezione stessa del progetto, suggerendo che si sarebbe potuta ampliare la ciclabile già esistente sul marciapiede senza stravolgere la viabilità e la gestione delle acque reflue della carreggiata. «Siamo stanchi di finire sotto l’acqua per colpa di questa pista, la ciclabile già c’era, era sul marciapiede che si poteva semplicemente ampliare ricavando uno spazio anche per le biciclette senza stravolgere la strada», conclude la residente.
Oltre agli allagamenti, il progetto è finito nel mirino per la gestione delle barriere architettoniche. Chi soffre di problemi di deambulazione o si muove in carrozzina trova nei nuovi cordoli un ostacolo insormontabile. La struttura della ciclovia prevede banchine molto ampie e una riduzione significativa della carreggiata, che in alcuni tratti scende sotto i cinque metri, rendendo difficoltosa anche la circolazione dei mezzi di soccorso o degli autobus.
L’esecuzione del progetto è stata affidata ad Astral, ma la pianificazione fa capo a Roma Servizi per la Mobilità e all’assessorato guidato da Eugenio Patanè. Nonostante alcune modifiche apportate in corso d’opera dopo le prime lamentele, i problemi di fondo sembrano persistere, specialmente nel punto in cui la pista termina bruscamente davanti a una pensilina dell’Atac. Il malcontento ha portato alla nascita del gruppo di pressione Sos Via Panama, che ha recentemente trovato alleati in altri comitati cittadini come Sos Guido Reni al Flaminio e il comitato Eur-Ferratella, dove si contestano opere simili realizzate nell’ambito del Biciplan. La prospettiva di azioni legali collettive appare sempre più concreta, mentre i residenti continuano a monitorare il cielo con il timore che la prossima pioggia possa trasformare ancora una volta la loro strada in un canale impraticabile.