
Al Teatrosophia il racconto graffiante del lutto e della rinascita
Sulle tavole del palcoscenico di Teatrosophia prende vita un’opera che scava nelle pieghe più recondite dell’animo umano, portando in scena un dramma tanto universale quanto intimo. Lo spettacolo intitolato Torna fra nove mesi, nato dalla penna di M. Evelina Buffa Nazzari, si apre su una visione suggestiva e al tempo stesso inquietante: una scena interamente ricoperta di fogli stracciati e stropicciati. Questa distesa cartacea non è un semplice elemento decorativo, ma rappresenta visivamente la fragilità di esistenze che sono state fatte a pezzi dal dolore, vite di madri che hanno perso il loro centro di gravità e che ora si affannano nel tentativo disperato di ritrovare un senso che sembra essere svanito per sempre. Sotto la guida registica di Angelo Libri, la narrazione si muove tra le macerie del passato alla ricerca di un futuro ipotetico, trasformando il rovistare tra i ricordi in un atto di resistenza emotiva.
In questa messa in scena prodotta da Zerkalo, la scelta stilistica è netta e non concede spazio a facili commozioni o eccessi di sentimentalismo. Il dolore che emerge dalle interpretazioni di Evelina Nazzari e Maddalena Recino è descritto come qualcosa di graffiante, che poggia su un letto di rabbia e di sarcasmo, rendendo l’esperienza dello spettatore intensa e priva di filtri. Le due attrici si muovono all’interno della scenografia ideata da Lodovica Cantono Di Ceva con una dinamicità che ricalca i passaggi spesso caotici e imprevedibili della mente umana. Entrano ed escono da una grande cassa composta da legno e corde, un elemento scenico che si trasforma continuamente in una metafora cangiante di vita e di morte. Tutto ciò che circonda le protagoniste è fatto di carta: un materiale sottile, corruttibile e pronto a dissolversi, proprio come la memoria e gli oggetti che sembrano materializzarsi dal nulla per poi tornare nell’oblio.
Un aspetto fondamentale di questa produzione è il rapporto che si instaura con chi siede in platea. A più riprese durante lo svolgimento dell’opera, lo sguardo delle interpreti punta direttamente sul pubblico, eliminando ogni mediazione e considerando lo spettatore come un vero e proprio soggetto guardante. Questo approccio mira a superare qualsiasi forma di voyeurismo, invitando piuttosto alla condivisione di una condizione umana estrema. La convinzione che anima l’intero progetto è che «il dolore della perdita di un figlio, che porta con se’ tutto il dolore del mondo, può essere solo partecipato e non descritto». È proprio in un lungo momento di silenzio spoglio da ogni possibile rabbia che le donne sulla scena riescono a restituire la verità nuda della loro sofferenza a chiunque sia disposto a restare in ascolto.
L’esperienza proposta da Teatrosophia non si limita alla visione dello spettacolo ma si estende a un momento di socialità al termine della rappresentazione, con il consueto aperitivo offerto per favorire l’incontro tra gli artisti e il pubblico. Per chi desidera assistere a questa intensa prova attoriale, gli appuntamenti sono fissati dal mercoledì al venerdì alle ore ventuno, mentre il sabato e la domenica le repliche sono previste per le ore diciotto. Il costo del biglietto intero è di 15 euro, a cui si aggiunge la tessera associativa annuale di 5 euro valida per l’intera stagione. Per partecipare è necessaria la prenotazione tramite i canali ufficiali del teatro. Ulteriori suggestioni visive su questa potente opera teatrale possono essere colte attraverso il trailer ufficiale disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=EOS2cL5jcIk dove le atmosfere evocate dalle luci di Gloria Mancuso e dalle musiche di Francesco Crisafulli emergono in tutta la loro forza evocativa.