Tragedia al centro sportivo: muore un lottatore di Muay Thai

06/02/2026

Dramma in una palestra situata lungo la via Cassia, dove un lottatore 40enne è morto proprio nel momento in cui stava partecipando a una lezione di Muay thai. Questa disciplina, nota anche come boxe tailandese, è un’arte marziale estremamente fisica che richiede un notevole sforzo cardiovascolare e prevede l’uso di pugni, calci, gomitate e ginocchiate. Durante l’allenamento pomeridiano, l’uomo è crollato a terra privo di sensi davanti ai compagni e all’istruttore, scatenando un’immediata richiesta di soccorso.

Nonostante il trasferimento d’urgenza presso l’ospedale Sant’Andrea e i tentativi disperati dei sanitari di stabilizzare le sue funzioni vitali, per lo sportivo non c’è stato nulla da fare. La segnalazione giunta al commissariato di piazzale Clodio ha spinto la Procura di Roma ad aprire immediatamente un fascicolo di indagine. Il pubblico ministero Stefano Opilio sta coordinando le attività investigative con l’ipotesi di omicidio colposo, un atto dovuto per consentire lo svolgimento di tutti gli accertamenti necessari a fare piena luce sulle cause del decesso.

Un passaggio cruciale per l’inchiesta sarà l’esame autoptico, il cui incarico verrà conferito ufficialmente nella giornata di domani agli esperti della sezione di Medicina legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. I medici legali dovranno stabilire con precisione se l’uomo soffrisse di patologie congenite non ancora diagnosticate o se, al contrario, sia stato un fattore esterno a scatenare la crisi fatale. Gli investigatori intendono analizzare con estrema attenzione anche la catena dei soccorsi prestata all’interno della palestra, verificando se siano state seguite alla lettera le procedure previste per gli incidenti sportivi. In particolare, si cercherà di appurare se sia stato effettuato un massaggio cardiaco immediato e se nella struttura fosse presente e correttamente utilizzato un defibrillatore, strumento salvavita fondamentale in casi di aritmie maligne.

Oltre alla dinamica clinica, la Procura sta valutando altre piste, tra cui quella di un possibile trauma subito durante lo sparring. Una delle domande a cui l’inchiesta dovrà rispondere è se l’atleta sia stato raggiunto da un colpo eccessivamente violento che possa aver causato complicazioni interne. In tal senso, sarà fondamentale verificare se l’uomo indossasse le protezioni idonee richieste per la pratica della Muay thai e se il contatto fisico sia rimasto nei limiti dell’attività sportiva. Non mancheranno gli esami tossicologici per escludere l’assunzione di sostanze che potrebbero aver compromesso la salute dell’atleta. Parallelamente, verrà acquisita tutta la documentazione sanitaria della vittima, con un focus particolare sul certificato medico per l’attività sportiva agonistica o non agonistica che la palestra avrebbe dovuto conservare agli atti.

Questo dramma riporta alla mente altri casi simili avvenuti recentemente in Italia, evidenziando quanto sia sottile il confine tra la passione per lo sport e il rischio per la vita. Nel 2023, la comunità di Monselice era rimasta sconvolta per la morte del giovane Edoardo Zattin durante un allenamento di pugilato, mentre a Roma, nella zona di Cipro, un cinquantenne è stato salvato solo grazie al tempestivo intervento di una poliziotta libera dal servizio che ha usato il defibrillatore. Più recente ancora è il caso di Latina, dove un uomo è deceduto durante un corso di ReBody. Ora la Procura attende le risposte della medicina legale per dare una risposta ai quesiti sulle cause che hanno portato alla tragedia nella palestra sulla Cassia.

M.M.

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