
Roma, stop ai monopattini in sharing Lime, sospesi per 30 giorni
A partire da giovedì 12 febbraio 2026, le strade del centro e delle periferie vedranno una significativa riduzione della flotta di monopattini elettrici in sharing. La notizia, che circolava già da qualche settimana negli uffici dell’Assessorato alla Mobilità, ha trovato conferma formale: Lime, uno dei principali operatori del settore, dovrà ritirare i propri mezzi per trenta giorni consecutivi. Non si tratta di una punizione legata a incidenti stradali o alla condotta spericolata degli utenti, ma di una questione puramente contrattuale e organizzativa che riguarda il delicato equilibrio della distribuzione dei mezzi sul territorio capitolino.
La vicenda affonda le radici nel sistema di regole che il Campidoglio ha imposto alle società di sharing per evitare il caos sui marciapiedi e garantire un servizio dignitoso anche lontano dal Tridente. Ogni operatore, vincendo il bando, si è impegnato a rispettare parametri rigidi sulla densità dei mezzi: non più di cinque unità per gruppo e una distanza minima di settanta metri tra un assembramento e l’altro dello stesso gestore. Entrando nel merito, la città è stata divisa in zone con tetti massimi invalicabili, come i soli trenta mezzi consentiti per operatore nel Tridente o i settanta a Trastevere. Al contrario, esistono quote minime da garantire nelle periferie e vicino alle stazioni della metropolitana, proprio per evitare che il servizio diventi un’esclusiva per turisti, dimenticando i residenti oltre la Fascia Verde.
Il sistema delle sanzioni è guidato da un algoritmo che calcola le penali in base agli sforamenti di queste soglie. Quando le multe superano di due volte e mezzo il canone di un euro che le società pagano per ogni singolo mezzo, scattano le sanzioni accessorie che colpiscono direttamente la licenza. Lime era già incappata in una prima sospensione di sette giorni nel giugno del 2024, ma le violazioni registrate tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 hanno fatto scattare la seconda e più severa fase del provvedimento. Questo stop forzato prevede non solo il blocco dell’app, ma il ritiro fisico di migliaia di mezzi che dovranno essere custoditi nei magazzini della società fino al 13 marzo.
La lettera inviata dall’amministrazione specifica inoltre che «Qualora dopo la prima sospensione si registri un ulteriore mese con canone autorizzatorio superiore ad euro 2,50 per singolo mezzo, l’Amministrazione sospende l’autorizzazione per un periodo di 30 giorni consecutivi, con ritiro in magazzino dei mezzi». È interessante notare come il Comune abbia scelto di posticipare questa decisione per non gravare sulla mobilità urbana durante l’apertura del Giubileo 2025, un periodo di stress estremo per i trasporti romani. Solo ora, conclusa la fase più critica dell’anno santo, la mannaia amministrativa è caduta con precisione chirurgica.
Mentre gli utenti abituali dovranno riprogrammare i propri spostamenti, magari affidandosi agli altri operatori rimasti in campo come Dott, la città si interroga sull’efficacia di queste misure per disciplinare un settore spesso percepito come selvaggio. La sfida per il futuro resta quella di coniugare il profitto delle aziende con il decoro urbano e le necessità degli utenti.