
Roma: via Laurentina sommersa, divampa la protesta dei residenti
La scena che si presenta lungo la via Laurentina, all’altezza di via del Fosso di Radicelli, ha i tratti di un’installazione artistica surrealista, ma nasconde in realtà l’esasperazione profonda di una comunità lasciata a mollo. Tra materassini gonfiabili che oscillano sulla superficie dell’acqua, un’orca di plastica che galleggia dove dovrebbero passare le auto e persino un cane bagnino di nome Tommy munito di salvagente, i residenti del quadrante sud di Roma hanno deciso di trasformare il disagio in una satira tagliente. Un cartello affisso con sarcasmo recita: «Benvenuti nelle Terme della Laurentina», offrendo un amaro benvenuto a chiunque si avvicini a quel tratto di strada provinciale che dal 28 gennaio è ufficialmente interdetto al traffico a causa di un allagamento che sembra non voler defluire. Non si tratta di un semplice fastidio per la circolazione, ma di una vera emergenza che tiene in scacco circa diecimila abitanti, letteralmente tagliati fuori dai collegamenti essenziali.
La chiusura della strada ha comportato la sospensione delle linee Atac che garantiscono il diritto allo studio per i più piccoli e la possibilità di raggiungere il posto di lavoro per gli adulti. La rabbia dei cittadini è alimentata da un senso di déjà-vu istituzionale, poiché lo stesso tratto era stato già chiuso il 6 gennaio, per poi essere riaperto e nuovamente sommerso dopo appena due giorni di pioggia.
Il racconto dei disagi quotidiani si arricchisce di episodi preoccupanti, come quello riferito da una madre della zona riguardo alla linea bus 073, che avrebbe lasciato a terra diversi passeggeri, inclusa una quindicenne, nel bel mezzo della strada a Colle dei Pini perché impossibilitato a proseguire. Davanti all’inerzia che sembra regnare, gli abitanti hanno dato vita a una catena umana munita di secchi, nel tentativo quasi simbolico di svuotare quel mezzo metro di pioggia che ha trasformato l’asfalto in un bacino idrico. Una residente, armata di stivali alti e canna da pesca, lancia provocatoriamente l’amo nello specchio d’acqua, sottolineando l’assurdità di una strada principale trasformata in un fosso.
Le spiegazioni tecniche fornite dalle autorità confermano la complessità del problema, ma non offrono soluzioni immediate. Titti Di Salvo, presidente del IX Municipio, ha sottolineato come la questione risieda in un difetto strutturale del sistema di drenaggio che non riesce a gestire il reflusso del Fosso di Radicelli. Secondo la presidente, «Tra i motivi dell’allagamento, oltre alle condizioni meteo critiche dei giorni scorsi, c’è un problema nel drenaggio delle acque meteoriche che provoca il riversamento delle acque di reflusso del Fosso di Radicelli sulla strada. Siamo convinti che il problema vada risolto a monte». Gli interventi della Protezione Civile, sebbene tempestivi, sono stati paragonati a un palliativo che non riesce a contrastare la massa di fango e detriti che blocca ogni via di fuga per l’acqua.
Dalla Città Metropolitana arriva la conferma che sono stati stanziati venticinquemila euro per la pulizia urgente del fosso, ma Manuela Chioccia, consigliera delegata alla viabilità, avverte che l’operazione non è semplice come sembra: «La massa di fango che si è creata a causa delle forti piogge impedisce il deflusso delle acque, intanto abbiamo messo a disposizione fondi per 25mila euro per la pulizia del fosso vicino: anche se aspirassimo l’acqua dalla strada, così come abbiamo tentato di fare, l’acqua continuerebbe a fuoriuscire». In attesa che il meteo permetta l’inizio dei lavori e che l’assemblea pubblica del 21 febbraio porti risposte concrete, i residenti hanno iniziato a praticare un pericoloso senso unico alternato fai-da-te, sfidando l’allagamento pur di non restare isolati. La strada resta ufficialmente chiusa, ma la pazienza di chi ci vive è già evaporata da tempo.