
Giallo a Roma: teschio umano trovato nella chiesa di San Gregorio VII
Il silenzio meditativo della chiesa di San Gregorio VII, situata a pochissima distanza dalle mura vaticane, è stato bruscamente interrotto da una scoperta tanto macabra quanto enigmatica. Nella serata di martedì, quando le celebrazioni liturgiche si erano ormai concluse e la parrocchia si avviava alla chiusura, una addetta alle pulizie impegnata nel consueto riordino dei banchi e dei pavimenti si è imbattuta in un reperto che ha raggelato l’atmosfera sacra del luogo. Nascosto con cura dietro una statua della Madonna, la donna ha scorto un teschio umano sul quale era stato delicatamente appoggiato un rosario. Accanto ai resti ossei, un piccolo frammento di carta bianca riportava una dicitura manoscritta capace di sollevare più interrogativi di quanti ne possa risolvere, ovvero che il reperto sarebbe stato «trovato durante gli scavi del 1962 ».
La segnalazione immediata al numero di emergenza ha portato sul posto gli agenti della polizia e gli esperti della Scientifica, che hanno operato sotto lo sguardo attonito dei residenti e dei pochi fedeli ancora presenti nei dintorni. Mentre il teschio veniva rimosso per essere trasferito alla camera mortuaria e sottoposto ad analisi più approfondite, tra i parrocchiani ha iniziato a circolare un misto di scetticismo e timore. Se da un lato alcuni hanno ipotizzato con amarezza che potesse trattarsi di «uno scherzo di cattivo gusto», dall’altro c’è chi ha guardato con occhio diverso alla possibilità che si tratti di una restituzione tardiva di un reperto antico, sottratto in passato e ora ricomparso in un gesto di anonima penitenza. Il parroco, padre Diego, ha cercato di mantenere un profilo cauto, limitandosi a dichiarare che con ogni probabilità «si tratta di un reperto storico», senza però aggiungere ulteriori dettagli che potessero alimentare le speculazioni.
Le indagini ora si muovono su due binari paralleli. Da una parte, i test di laboratorio dovranno confermare l’epoca del decesso e l’attendibilità della data riportata sul biglietto, verificando se la struttura ossea sia effettivamente compatibile con un ritrovamento risalente a oltre sessant’anni fa. Dall’altra, gli investigatori stanno analizzando minuziosamente le immagini catturate dai sistemi di videosorveglianza della zona e della chiesa stessa. San Gregorio VII è infatti un luogo caratterizzato da un costante passaggio di persone, inclusi molti senzatetto che trovano riparo tra le sue navate per sfuggire al rigore invernale, rendendo particolarmente complesso identificare chi possa aver agito indisturbato per collocare il teschio dietro la statua mariana.
Resta da capire quale sia il messaggio profondo, se esiste, dietro la scelta di questo specifico luogo e l’uso del rosario. Il riferimento agli scavi del 1962 apre scenari legati alla storia urbanistica e archeologica di una zona di Roma che ha sempre avuto un legame viscerale con il sottosuolo e le sue memorie. Nonostante l’inevitabile pensiero dei romani sia corso immediatamente ai grandi misteri insoluti della città, la discrepanza temporale sembra escludere collegamenti con i casi di cronaca più celebri, lasciando spazio a una vicenda che sembra uscita da un romanzo gotico ambientato nel cuore della cristianità. Solo i risultati dei rilievi scientifici potranno dire se quel teschio sia la testimonianza silenziosa di un passato remoto o l’inquietante protagonista di una messa in scena contemporanea ancora tutta da decifrare.
M.M.