
Tragedia ad Anguillara: suicidi i genitori di Claudio Carlomagno
La cronaca di Anguillara Sabazia si tinge di un nero ancora più profondo, trasformando un già atroce femminicidio in una strage familiare. La decisione di Claudio Carlomagno di uccidere la moglie Federica ha finito per annientare l’intero nucleo, trascinando nel baratro anche i suoi genitori, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio. I due coniugi, rispettivamente di 68 e 65 anni, non hanno retto al peso insopportabile del dolore per la morte della nuora e all’eco che il terribile episodio ha avuto in tutto il Paese. Nella giornata di ieri, intorno alle 18, i carabinieri hanno fatto irruzione nella loro villetta di via Tevere, allertati da una parente che non riceveva risposte alle sue chiamate da ore. Il furgoncino della coppia era regolarmente parcheggiato all’esterno, ma il silenzio che avvolgeva l’abitazione era il preludio di una scoperta agghiacciante.
Entrando nel garage, i militari si sono trovati di fronte a una scena che arriva a soli 6 giorni dal ritrovamento del cadavere deturpato di Federica Torzullo. Pasquale e Maria erano appesi a una corda legata insieme, con due sgabelli ai loro piedi. Prima di compiere l’estremo gesto, la coppia ha lasciato un ultimo messaggio d’addio al figlio Davide, residente a Roma. Le telecamere della zona li avevano inquadrati per l’ultima volta verso le 15.30, mentre percorrevano la strada statale Braccianense a bordo del loro Fiat Doblò. Nella lettera, i motivi del gesto appaiono nitidi e disperati: la vergogna opprimente per il crimine commesso da Claudio, i sensi di colpa che li logoravano e la certezza di non poter mai più tornare a una vita normale o ai propri impegni lavorativi.
Pasquale Carlomagno era una figura molto nota ad Anguillara, titolare della Carlomagno srl, un’azienda di scavi che da vent’anni rappresentava un punto di riferimento per l’edilizia locale. Ironia della sorte, proprio nel terreno adiacente alla sede dell’azienda, dove lavorava anche lo stesso Claudio, era stato rinvenuto il corpo della nuora, sepolto in una buca profonda due metri. Nonostante le telecamere avessero ripreso il furgone di Pasquale nei pressi della casa del figlio il giorno del delitto, l’uomo aveva un alibi solido e non era mai stato indagato. Maria Messenio, invece, aveva un passato nelle forze di polizia e fino a lunedì scorso ricopriva l’incarico di assessore alla Sicurezza nel comune di Anguillara. Era stata proprio lei ad accompagnare il figlio dai carabinieri per denunciare la scomparsa della moglie, un gesto di legalità che stride terribilmente con l’epilogo di questa vicenda.
Le reazioni alla notizia sono state di puro sgomento. L’avvocato Andrea Miroli, legale di Pasquale, ha dichiarato: «Sono sconvolto, erano bravissime persone. Ora sono preoccupato per come il mio assistito prenderà questa tragica notizia». Parole di profonda amarezza sono arrivate anche dall’avvocato Paolo Pirani, che tutela il figlio della vittima: «Penso a quel povero bambino che dall’8 gennaio ha visto la sua esistenza sconvolta. È un dramma nel dramma: ha perso la madre per causa del padre e ora anche i nonni paterni». Il sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, ha affidato ai social il proprio cordoglio, chiedendo silenzio e rispetto: «In questo momento di grande sofferenza, ci stringiamo con rispetto e vicinanza ai familiari di Federica e a tutti coloro che stanno vivendo ore di angoscia». In paese, il ricordo di Pasquale resta quello di un uomo onesto e generoso, come sottolineato da un vicino: «Pasquale era una persona onesta, pure troppo buona nella vita. Non era capace di dire di no, era sempre disponibile». Ora resta solo il silenzio surreale di una comunità colpita da una tragedia senza fine.
M.M.