
Delitto Federica Torzullo, la confessione del marito non cancella tutti i dubbi
Il caso della scomparsa di Federica Torzullo, la 41enne di Anguillara Sabazia, ha trovato una tragica svolta nella confessione del marito, Claudio Carlomagno. L’uomo, 44enne, ha ammesso davanti al giudice per le indagini preliminari di essere l’autore dell’efferato delitto che ha scosso profondamente la comunità locale e l’intera provincia di Roma. Nonostante l’ammissione di colpa, restano ancora numerosi punti oscuri che i carabinieri stanno cercando di chiarire per ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto in quella drammatica mattina del 9 gennaio scorso. Carlomagno ha rotto il silenzio dopo giorni di pressione investigativa, indicando anche il luogo in cui aveva occultato il corpo della moglie, un terreno situato nei pressi della sua ditta ad Anguillara.
Secondo quanto dichiarato dall’uomo durante l’interrogatorio, il delitto sarebbe scaturito da una lite scoppiata all’alba, intorno alle 6.30 del mattino. La discussione, incentrata sulla separazione imminente, avrebbe portato il 44enne a colpire ripetutamente la moglie con un’arma da taglio all’interno del bagno della loro abitazione. L’autopsia ha successivamente rivelato una cieca violenza, con 23 coltellate che hanno martoriato il corpo della donna, a cui è seguita persino l’amputazione di alcune parti. Durante il colloquio con il magistrato, l’indagato ha cercato di giustificare il proprio gesto legandolo al timore viscerale di essere allontanato dal figlio piccolo: «L’ho uccisa perché temevo di perdere mio figlio dopo la separazione».
Tuttavia, la ricostruzione fornita da Carlomagno non sembra convincere pienamente gli investigatori coordinati dalla Procura. I familiari di Federica Torzullo hanno espresso forti riserve su questa presunta motivazione, negando che vi fosse un reale pericolo per l’uomo di perdere il contatto con il bambino. Proprio per questo motivo, i militari dell’Arma sono tornati ad ascoltare i genitori di Federica, nel tentativo di trovare riscontri oggettivi alle parole dell’indagato o di smentire eventuali falsità volte a mitigare la sua posizione giuridica. Un elemento di forte interesse investigativo riguarda la presenza di una persona non ancora identificata che, il giorno del delitto alle ore 14.17, si trovava a bordo dell’auto insieme a Carlomagno. Si cerca di capire se l’uomo possa aver beneficiato di un aiuto materiale nell’occultamento del cadavere o se qualcuno fosse a conoscenza di quanto accaduto nelle ore immediatamente successive all’omicidio.
Anche la difesa, rappresentata dall’avvocato Andrea Miroli, ha voluto sottolineare lo stato emotivo del suo assistito al momento del fatto, descrivendo un uomo travolto da un impulso improvviso. Il legale ha spiegato che la causa scatenante sarebbe stata la gestione della separazione che tardava a essere formalizzata. Secondo l’avvocato, l’uomo temeva che la moglie potesse procedere unilateralmente, ottenendo l’assegnazione esclusiva del figlio. «Il litigio è nato per il discorso del figlio, la separazione tardava a essere introdotta e il fatto che potesse essere formalizzata solo da Federica con il rischio che il bambino fosse a lei assegnato in via esclusiva, ha fatto insorgere al signor Carlomagno quello che ha commesso». Le parole del legale dipingono un quadro di profonda disperazione. «Si sta svegliando da un incubo in cui sicuramente si è trovato senza rendersi conto di aver distrutto tre famiglie. Il bambino per lui era tutta la sua vita, il solo pensiero che gli potesse essere tolto ha scagionato in lui quello che è accaduto». Mentre il gip ha convalidato il fermo, proseguono gli accertamenti tecnici volti a eliminare ogni zona d’ombra rimasta in questa vicenda.
M.M.