
L’ultimo saluto a Valentino: la camera ardente tra fiori bianchi e ricordi d’autore
L’atmosfera che ha accolto i visitatori nella Capitale per l’estremo saluto a Valentino è apparsa fin da subito sospesa, quasi rarefatta in un tempo immobile che ha trasformato lo spazio PM23 in un tempio di pura eleganza. Rose bianche a gambo lungo, i fiori più amati dallo stilista, hanno scandito il percorso del lutto insieme al profumo dolce dei gigli, mentre un’installazione di anemoni e violaciocche candidi sovrastava il feretro. La scelta del bianco assoluto per ogni elemento dell’allestimento non è stata casuale, ma una precisa volontà di chi ha condiviso con lui una vita intera. Giancarlo Giammetti, socio storico ed ex compagno del maestro, ha spiegato con estrema lucidità come il celebre rosso sarebbe stato fuori luogo in una simile circostanza. Secondo le sue parole, infatti, «il bianco era uno dei suoi colori preferiti e non bisogna mescolare momenti come questi con la moda». Giammetti ha poi voluto sottolineare il legame indissolubile tra il couturier e la città eterna, ricordando come «Valentino ha sempre amato Roma e ha sempre voluto restarci. Abbiamo cominciato qui. Era come un nido, abbiamo spiccato il volo ma tornavamo sempre».
Accanto a Giammetti, visibilmente provato, c’era Vernon Bruce Hoeksema, compagno di vita e di lavoro per oltre quarant’anni, che ha accompagnato l’arrivo del feretro insieme ai due inseparabili carlini dello stilista, Moon e Maude. Il dolore per una perdita così profonda è emerso chiaramente nelle sue dichiarazioni, quando ha confidato che «43 anni l’uno accanto all’altro, è una vita: sarà difficile senza di lui». La camera ardente è stata meta di un pellegrinaggio incessante che ha visto la partecipazione delle massime cariche istituzionali e dei nomi che hanno fatto la storia della moda. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha reso omaggio allo stilista: «Ha dato tantissimo alla nostra città. Lo ricorderemo come merita». Anche il governo ha voluto far sentire la propria vicinanza, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha predetto come «la storia di successo di Valentino resterà nel tempo» e il ministro Daniela Santanchè che ha lodato la sua capacità di «interpretare al meglio il made in Italy».
Tra i volti noti della moda, Maria Grazia Chiuri ha ricordato il periodo trascorso nella maison con toni carichi di affetto, descrivendo un rapporto che andava ben oltre il professionale. «Avevo un rapporto personale con lui, era un’altra epoca, c’era un senso di comunità e di famiglia. E poi lui era molto paterno. Ho molti ricordi, troppi da poter raccontare». Di segno diverso, ma altrettanto profondo, è stato l’omaggio di Alessandro Michele, attuale direttore creativo del marchio, che ha parlato di Valentino come di una figura ormai mitologica. «La sua è un’eredità grande da portare avanti. Ma non mi sento di prendere il suo posto, lui è un grande padre fondatore, oramai è mitologia pura, lo penseremo come un essere magico. Io non ho lavorato con lui, quindi non mi arrogo nessun tipo di diritto, però tocco le sue cose, a volte attraverso le stanze dove lui ha lavorato, ed è bellissimo».
Particolarmente toccante è stato anche il ricordo di Francesco Rutelli, che ha svelato un retroscena legato alla generosità e al mecenatismo silenzioso di Garavani. In occasione dei festeggiamenti per i quarantacinque anni di carriera nel 2007, lo stilista non si limitò a una sfilata memorabile al Tempio di Venere, ma si impegnò attivamente per la tutela del patrimonio romano: «donò 200mila euro per il restauro del tempio e non volle che questa donazione fosse pubblicizzata», ha ricordato, definendo il gesto come un atto di vero amore per la città. La giornata si è conclusa con un bilancio di 5mila visitatori, molti dei quali hanno scelto di indossare un dettaglio rosso come tributo silenzioso all’imperatore della moda, lasciando sul libro delle condoglianze messaggi che lo definiscono «eterno come Roma». I funerali si terranno domani presso la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, chiudendo idealmente un cerchio di bellezza e sogni che Giammetti ha riassunto definendo lo stilista come «il sognatore che ho conosciuto ragazzo», la cui eredità principale per le nuove generazioni resta la costante «voglia di bellezza».