
Porta a Porta fa 30 anni: Bruno Vespa festeggia la storia della Terza Camera
La celebrazione per i trent’anni di Porta a Porta negli studi di via Teulada ha rappresentato un momento di riflessione profonda sulla storia televisiva e politica del nostro Paese. Bruno Vespa, circondato da una platea di ospiti illustri, ha dato il via a una serata speciale ricordando gli inizi di un’avventura che molti, all’epoca del debutto nel 1996, credevano destinata a concludersi in pochi mesi. Durante la serata è stato trasmesso un filmato riguardante l’esordio di Giorgia Meloni nel 2006, all’epoca giovanissima vice-presidente della Camera dei deputati. La premier, nel rivedere quelle immagini in studio, ha ricordato con una punta di emozione il suo stato d’animo di allora confessando apertamente che «Beh, le prime volte ero terrorizzata. Ero una bambina, ma da secchiona cercavo di prepararmi». Questo aneddoto ha introdotto una carrellata sui 9 presidenti del consiglio passati per il celebre salotto, tra cui Matteo Renzi, autore della celebre battuta secondo cui «I premier passano, Porta a Porta resta», a testimonianza della straordinaria longevità del format.
Oltre alla politica pura, la trasmissione ha saputo mantenere nel tempo un legame saldo con la spiritualità e l’attualità globale, vantando la partecipazione di quattro pontefici nel corso della sua lunga storia. In occasione dell’anniversario è stato letto un messaggio di Papa Leone XIV dedicato proprio al valore del buon giornalismo e della responsabilità comunicativa. «La comunicazione ci sfida tutti a non cedere mai alla tentazione del banale», ha sottolineato il pontefice, mettendo in guardia i professionisti dell’informazione dai rischi legati alla modernità tecnologica, come quello di «scambiare il falso con il vero» in contesti dove il dialogo sembra talvolta svuotato di un ascolto reale tra le parti. Queste parole hanno offerto uno spunto di riflessione in una serata che ha saputo però alternare toni seri a momenti di puro spettacolo nazionale, grazie alla presenza di volti noti dell’intrattenimento tv come Milly Carlucci, Mara Venier, Iva Zanicchi e Carlo Conti.
Non è mancato il contributo irriverente di Fiorello, il quale ha animato la celebrazione con un video tributo in cui si è trasformato in una sorta di alter ego satirico del conduttore. Lo showman ha scherzato sulla natura profonda e talvolta spietata del talk show affermando che «Il suo programma ha messo a nudo la politica italiana, è come OnlyFans», suscitando l’ilarità generale dei presenti in studio. Anche Matteo Salvini è intervenuto con una nota ironica, scherzando sulla sua stessa proposta passata di far diventare il programma un patrimonio dell’Unesco, giocando sull’ambiguità semantica tra il cognome del giornalista e il celebre motociclo simbolo dell’Italia nel mondo.
La storia di questo vero e proprio teatro dell’informazione è iniziata ufficialmente il 22 gennaio 1996 e da allora non ha mai smesso di essere al centro del dibattito pubblico e delle agenzie di stampa. Giampaolo Rossi, attuale amministratore delegato della Rai, ha definito il programma come una casa trasparente del servizio pubblico, capace di ospitare scontri epocali come quello del 2006 tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Questa capacità di unire l’approfondimento giornalistico al costume nazionale, passando dai plastici della cronaca nera (indimenticabile quello della famigerata casa di Cogne) ai momenti culinari, ha garantito a Vespa una resilienza unica nel panorama mediatico contemporaneo. Il culmine delle celebrazioni istituzionali avverrà il prossimo 9 febbraio, quando l’intera squadra del programma sarà ricevuta ufficialmente al Quirinale dal Presidente Mattarella, a conferma definitiva del ruolo ormai riconosciuto a quella che molti osservatori definiscono la “Terza Camera” del Parlamento italiano.