
Truffe assicurative a Roma, operazione dei Carabinieri: 71 denunciati
L’attività investigativa condotta con determinazione dai militari della Compagnia Casilina ha permesso di smascherare un sistema articolato e insidioso di frodi che ha colpito decine di cittadini romani nella seconda metà del 2025. Tra i mesi di luglio e dicembre dello scorso anno, le forze dell’ordine hanno raccolto circa 60 denunce, tutte presentate nella Capitale, riuscendo a risalire ai responsabili di una serie di raggiri complessi. In totale sono state 71 le persone deferite all’autorità giudiziaria, di cui 63 di nazionalità italiana e 8 stranieri, tutti accusati di truffa aggravata. Le indagini hanno rivelato che i sospettati erano legati a diverse organizzazioni criminali, spesso indipendenti tra loro e situate prevalentemente nel territorio campano, capaci di generare un volume d’affari illecito che supera di poco la soglia dei centomila euro.
Ciò che ha maggiormente sorpreso gli inquirenti durante le fasi dell’operazione è stata l’estrema versatilità dei metodi utilizzati per ingannare le vittime. Gli indagati agivano attraverso una vera e propria «ampia gamma di raggiri con i quali le settantuno persone denunciate hanno teso le loro reti», riuscendo a colpire in modo trasversale diverse fasce della popolazione, dai giovani agli anziani, coinvolgendo anche professionisti e impiegati. Una delle tecniche più sofisticate individuate dai Carabinieri è stata quella dello spoofing, che consentiva ai malviventi di contattare i bersagli nascondendo il proprio numero di telefono reale. Sul display del destinatario comparivano infatti i numeri ufficiali di noti istituti di credito, uffici postali o compagnie assicurative, un dettaglio che azzerava quasi istantaneamente la diffidenza delle vittime. Una volta stabilito il contatto, i truffatori indirizzavano le persone verso siti web definiti dagli investigatori come «fotocopia di quelli intestati a società reali», dove venivano proposti piani di investimento, operazioni di trading online o polizze assicurative per l’auto a prezzi estremamente concorrenziali.
In molti casi, la consapevolezza di essere stati derubati è arrivata in modo traumatico e inaspettato. Numerosi automobilisti hanno scoperto la natura fittizia dei loro contratti solo durante i controlli stradali di routine, realizzando in quel momento di essere in possesso di semplici pezzi di carta privi di qualsiasi valore legale o copertura. Oltre alle frodi tecnologiche, il gruppo criminale non disdegnava metodi più classici ma ancora efficaci, come la truffa del finto parente in difficoltà economica o la messinscena del finto ufficiale che richiedeva somme di denaro per interrompere indagini totalmente inesistenti. Altrettanto pericolosa era la richiesta fraudolenta di codici pin e credenziali di accesso ai conti correnti, spesso giustificata con la necessità di bloccare presunte operazioni sospette che i truffatori stessi avevano inventato per spaventare il titolare del conto.
Il raggio d’azione delle organizzazioni smantellate si estendeva massicciamente anche alle piattaforme di compravendita online più conosciute. Sulle vetrine digitali venivano pubblicizzati beni di ogni tipo, dalle automobili ai soggiorni in strutture alberghiere, passando per accessori di moda, prodotti cosmetici e biglietti per concerti molto richiesti. Dietro queste offerte si celavano però oggetti e servizi mai esistiti, venduti a prezzi allettanti solo per incassare i pagamenti prima di sparire nel nulla. La conclusione di questa operazione rappresenta un segnale forte contro la criminalità informatica e predatoria, confermando l’importanza della prevenzione e della segnalazione immediata per arginare fenomeni che sfruttano la buona fede e la crescente digitalizzazione dei servizi finanziari.
M.M.