Il caso di Federica Torzullo è il primo col nuovo reato di femminicidio

20/01/2026

La tragedia di Federica Torzullo ha segnato un punto di non ritorno non solo per la comunità di Anguillara, ma per l’intero sistema giudiziario italiano. Per la prima volta dalla sua recente introduzione nel Codice Penale, la Procura di Civitavecchia ha deciso di contestare formalmente il reato di femminicidio, una fattispecie che mira a colpire con la massima severità i crimini nati da dinamiche di sopraffazione e odio di genere. L’accusato è il marito della vittima, Claudio Carlomagno, l’uomo che avrebbe ucciso la donna per poi occultarne il cadavere in un canneto situato nelle immediate vicinanze della sua azienda. Le risultanze investigative emerse nelle ultime ore hanno spinto i magistrati a modificare il capo d’imputazione originario, elevando la gravità della contestazione alla luce della brutalità dell’atto e del contesto in cui è maturato.

I dettagli che emergono dall’autopsia effettuata sul corpo di Federica descrivono una violenza inaudita, quasi incontrollata. La donna sarebbe stata infatti raggiunta da ben 23 coltellate, sferrate con una ferocia tale da colpire zone vitali come il collo e il volto. Il referto autoptico evidenzia inoltre aspetti ancora più cupi della vicenda, segnalando l’amputazione di alcune parti del corpo, un dettaglio che aggrava ulteriormente la posizione di Carlomagno, già indagato per occultamento di cadavere. L’uomo, che si trova attualmente ristretto presso il carcere di Civitavecchia, affronterà mercoledì l’interrogatorio di convalida del fermo, un passaggio fondamentale per definire il perimetro delle accuse in vista del processo.

Il caso di Federica Torzullo sarà quindi il primo per cui verrà trovata applicazione del nuovo articolo 577-bis del Codice Penale: una svolta storica voluta dal legislatore per punire chi commette un omicidio nei confronti di una donna «per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione». Questa norma, approvata nel novembre del 2025, prevede esplicitamente la condanna all’ergastolo e nasce con l’obiettivo di riconoscere la natura strutturale della violenza contro le donne. Il testo di legge è molto preciso nel definire i contorni del reato, stabilendo che la pena massima debba essere applicata a «chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali».

Lo stesso ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, aveva sottolineato l’importanza della nuova normativa subito dopo l’approvazione parlamentare, affermando che «la violenza contro le donne sarà riconosciuta nella sua specificità. Con l’entrata in vigore del nuovo reato di femminicidio, ma anche degli ulteriori strumenti di tutela che questa legge introduce nell’ordinamento, l’Italia si conferma un modello per le altre Nazioni, come ha detto anche la relatrice Onu contro la violenza sulle donne».

Il processo che si aprirà a Civitavecchia sarà dunque il primo vero banco di prova per misurare l’efficacia di questa riforma legislativa nel contrastare quelle dinamiche che ancora troppo spesso sfociano nel sangue. Gli inquirenti intanto continuano a raccogliere testimonianze e prove per blindare l’accusa, cercando di restituire giustizia a una donna la cui vita è stata stroncata per aver cercato, con ogni probabilità, di riaffermare la propria autonomia e libertà individuale.

M.M.

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