Fermata la “trasportina” della droga del Quarticciolo: condannata a 4 anni

19/01/2026

All’interno delle dinamiche criminali che animano la piazza di spaccio del Quarticciolo, a Roma, esisteva una figura che per lungo tempo è riuscita a muoversi sotto i radar delle forze dell’ordine grazie a una tattica tanto semplice quanto efficace. Non era una spacciatrice nel senso classico del termine, poiché non si occupava della vendita diretta al cliente, ma il suo ruolo era considerato vitale per il mantenimento dei flussi di stupefacenti dalle retrovie verso il cuore della zona. Questa donna di 40 anni, italiana, era conosciuta tra i ranghi della malavita locale con il soprannome di “trasportina”, un appellativo che ne descriveva perfettamente l’abilità nel trasferire la droga dopo pochi istanti dalla richiesta dei pusher. Il suo strumento di lavoro non era un’auto di grossa cilindrata o uno scooter veloce, bensì una vecchia bicicletta con la quale percorreva quotidianamente via Cerignola e via Ostuni, mimetizzandosi nel quartiere.

Era solita nascondere i carichi di droga in anfratti di fortuna, come le siepi, le fessure nei muri o in prossimità dei tombini, restando poi nelle vicinanze a sorvegliare la merce in attesa del segnale. Non appena riceveva la chiamata del fornitore o del distributore a corto di scorte, inforcava la sua bici e completava il rifornimento in pochissimi minuti. Questa rapidità d’azione e la capacità di non dare nell’occhio la rendevano una risorsa preziosa per l’organizzazione. Tuttavia, la sua routine è stata interrotta venerdì scorso, intorno alle 8 del mattino, quando un equipaggio di una volante ha notato i suoi spostamenti sospetti tra via Palmiro Togliatti e via Cerignola. In un primo momento, la donna era riuscita a seminare gli agenti nel labirinto di strade del Quarticciolo, ma il suo ritorno sulla scena poco dopo ha permesso ai poliziotti di fermarla per un controllo decisivo.

Al momento del fermo, la 40enne ha mostrato segni di forte nervosismo. La perquisizione ha rivelato che nello zaino nascondeva circa 250 grammi di droga, in dosi di crack e cocaina. Il sistema era consolidato: portava con sé involucri pronti per la distribuzione, spesso organizzati in unità da 30 dosi ciascuna. Condotta in commissariato, la donna ha aperto uno squarcio sulla sua vita privata e sulle motivazioni che l’hanno spinta verso l’attività illecita. Ha raccontato una storia di marginalità e solitudine, spiegando che «un anno fa circa ho litigato con mia madre e sono uscita fuori di casa. Ora vivo per strada ed ogni tanto c’è un amico che mi ospita. Non vedo mio figlio da due anni».

Agli inquirenti ha precisato la sua posizione sottolineando come la sua funzione non fosse quella di vendere, ma di garantire la logistica: «Io non spaccio, trasporto soltanto cocaina e crack. So che nella piazza sono apprezzata dai capi proprio perché porto la droga in un modo che è molto difficile da scoprire». Questo impiego le fruttava circa 250 euro al giorno per un turno di lavoro che andava dalle 7 del mattino alle 14, guadagni che tuttavia svanivano rapidamente tra le necessità della vita in strada, l’uso personale di sostanze e la ricerca saltuaria di una sistemazione dignitosa in qualche pensione di periferia.

Il percorso giudiziario è stato rapido. Dopo l’arresto, la “trasportina” è stata condotta davanti al giudice per il rito della direttissima. L’autorità giudiziaria, valutate le prove raccolte e la gravità della condotta, ha convalidato l’arresto e ha emesso una sentenza di condanna a 4 anni di reclusione, ponendo fine, almeno per il momento, alla sua attività lungo le strade del Quarticciolo.

M.M.

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