Il corpo rinvenuto è di Federica Torzullo. Il marito ora è in carcere

19/01/2026

Il tragico epilogo di una scomparsa durata 9 giorni ha trovato la sua macabra conclusione nel perimetro della Carlomagno srl, l’azienda di movimentazione terra situata ad Anguillara Sabazia. Mentre i carabinieri scavavano con attenzione nel terreno della ditta, è emersa improvvisamente una mano, segnale inequivocabile della fine delle speranze di ritrovare Federica Torzullo ancora in vita. La donna, una funzionaria 41enne del centro di smistamento delle Poste presso l’aeroporto di Fiumicino, era svanita nel nulla il 9 gennaio scorso dalla sua villetta. Il suo corpo era stato occultato in una fossa profonda oltre due metri, uno scavo che, secondo l’ipotesi formulata dalla Procura di Civitavecchia, sarebbe stato preparato proprio dall’uomo dal quale la vittima stava per separarsi legalmente. Claudio Carlomagno, imprenditore di 44 anni, è stato condotto nella caserma del paese lacustre e successivamente trasferito nel carcere di Civitavecchia con l’accusa di omicidio volontario aggravato. L’avvocato difensore Andrea Miroli ha lasciato intendere che l’uomo potrebbe decidere di non avvalersi della facoltà di non rispondere, assecondando una presunta volontà iniziale di consegnarsi alle autorità. Proprio poco prima del ritrovamento, il procuratore Alberto Liguori aveva rivolto un appello pubblico affinché il responsabile ponesse fine alle sofferenze dei familiari, sottolineando la necessità di «porre fine allo strazio di parenti e amici di Federica». Parole che risuonano dolorose di fronte alla reazione del padre della vittima, il quale tra le lacrime ha ammesso: «questo è un incubo».

Nonostante il corpo fosse in stato di decomposizione dopo nove giorni trascorsi sotto terra, diversi elementi hanno permesso una prima identificazione quasi certa. La statura elevata della donna e alcuni braccialetti rimasti al polso sono stati riconosciuti dalla sorella Stefania, in attesa che la comparazione del DNA eseguita dai Ris fornisca la conferma definitiva. Il cadavere appariva malconcio, probabilmente a causa delle manovre effettuate con un escavatore durante la copertura della fossa e per le modalità del trasporto. Si ipotizza infatti che Carlomagno abbia utilizzato la sua vettura, una Kia bianca, comprimendo il corpo all’interno del bagagliaio per trasferirlo dall’abitazione di via Costantino fino alla sede operativa della ditta in via comunale di San Francesco. I primi esami necroscopici non hanno ancora chiarito le cause esatte del decesso o l’eventuale presenza di ferite, dettagli che verranno approfonditi dall’équipe di medicina legale dell’Università La Sapienza.

La svolta nelle indagini è arrivata grazie al rinvenimento di numerose tracce ematiche, individuate nonostante i tentativi di pulizia nel soggiorno e nella cabina armadio della residenza di famiglia. Altri residui biologici sono stati trovati nell’auto dell’indagato, sui suoi abiti da lavoro e su una piccola ruspa gialla, presumibilmente utilizzata per le operazioni di scavo. Incrociando questi dati con la geolocalizzazione del GPS dei veicoli e l’analisi delle celle telefoniche, gli inquirenti sono riusciti a mappare con precisione gli spostamenti dell’uomo. Le telecamere di sorveglianza hanno inoltre smentito l’alibi di Carlomagno, riprendendolo mentre entrava in azienda la mattina del delitto dopo essere uscito di casa intorno alle ore 7.30. Il procuratore ha precisato in una nota ufficiale che «il cellulare dell’indagato e quello di Federica sono stati localizzati nella zona della ditta e alla guida della macchina c’era il marito».

I tentativi di depistaggio messi in atto dall’imprenditore sono apparsi fin da subito poco convincenti. Nella denuncia di scomparsa presentata il pomeriggio del 9 gennaio, l’uomo aveva omesso di menzionare l’imminente udienza di separazione e aveva fornito una ricostruzione dei suoi spostamenti poi smentita dai fatti. Sembra inoltre che sia stato lui a inviare un messaggio dal telefono di Federica alla madre di lei, fornendo indicazioni sulla colazione del figlio di 10 anni per simulare che la donna fosse ancora viva e in casa. Gli investigatori ritengono che il delitto possa essere stato pianificato con anticipo, citando il fatto che Carlomagno avesse chiesto alla domestica di non presentarsi al lavoro proprio quel giorno. Ora la magistratura dovrà valutare la contestazione di ulteriori aggravanti, tra cui la premeditazione e i futili motivi, che potrebbero portare alla richiesta dell’ergastolo. Resta ancora da individuare l’arma del delitto.

M.M.

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