
Roma, scarcerato il vigilante di Casal Bruciato: era legittima difesa
La vicenda che ha visto protagonista un addetto alla sicurezza di quarant’anni a Casal Bruciato ha trovato un primo, fondamentale punto di svolta nelle aule del tribunale: l’uomo infatti è di nuovo in libertà e la prospettiva accusatoria iniziale è stata ribaltata. L’episodio, che ha avuto luogo in piazza Balsamo Crivelli, si era inizialmente configurato come un grave fatto di sangue, che aveva portato sabato sera all’arresto del vigilante con l’accusa pesantissima di tentato omicidio. Tuttavia, la ricostruzione accurata dei fatti ha permesso di far emergere una realtà differente, legata all’esercizio della funzione di sicurezza e alla salvaguardia della propria incolumità fisica.
Ma riavvolgiamo il nastro degli eventi. Tutto ha avuto inizio quando un residente della zona, già noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti, è entrato all’interno del supermercato Conad situato nella piazza, uscendone poco dopo con una birra in mano senza aver corrisposto il dovuto alla cassa. Avvistato dal vigilante, il ladro è però riuscito a svignarsela, sfuggendo al tentativo di acciuffarlo. Non pago di aver rubato la birra, però, l’uomo pensa bene di rientrare presso la sua abitazione per poi tornare sul luogo del furto armato di un coltello. Le immagini catturate dai sistemi di videosorveglianza del punto vendita sono state determinanti per la decisione del giudice per le indagini preliminari, poiché hanno mostrato il momento in cui l’aggressore ha brandito la bottiglia di birra alzandola contro il viso del vigilante in segno di sfida prima di tornare con l’arma bianca. Quando l’uomo si è presentato nuovamente davanti al supermercato, impugnava un coltello della lunghezza di circa venti centimetri, strumento con il quale ha tentato di aggredire l’addetto alla sicurezza.
In quel frangente critico, il quarantenne ha reagito disarmando l’aggressore e colpendolo ripetutamente. La gravità delle condizioni in cui è finito il ladro, ora ricoverato in terapia intensiva, aveva spinto in un primo momento il pubblico ministero a disporre l’arresto del vigilante e il suo trasferimento nel carcere di Regina Coeli. Tuttavia, durante l’interrogatorio di garanzia, la tesi difensiva ha trovato pieno accoglimento presso il gip, che ha ritenuto l’azione dell’indagato come una legittima difesa e non come un tentativo di omicidio. Il magistrato ha valutato come decisiva la proporzionalità della risposta rispetto alla minaccia subita, considerando che il vigilante si trovava ad agire a mani nude contro un uomo armato di un grande coltello che aveva già palesato intenzioni violente.
L’avvocato penalista Federico Sciullo, che assiste il 40enne, ha espresso soddisfazione per l’esito dell’udienza. Le parole del legale chiariscono bene la posizione della difesa: «Siamo riusciti a ribaltare la richiesta di carcerazione avanzata dall’accusa, che avrebbe generato un danno e una beffa per chi ha svolto la sua funzione per garantire la sicurezza e, in questo caso, per salvare la sua vita, nella pura legittima difesa, proporzionata, trovandosi a mani nude rispetto all’aggressione subita con un grande coltello». Il vigilante, di origini nordafricane e perfettamente integrato, residente in Italia da tre decenni e padre di famiglia, può ora tornare dai suoi cari.
Resta invece critica la situazione clinica della vittima del pestaggio, un uomo che secondo le ricostruzioni aveva già derubato lo stesso esercizio commerciale in passato. Le testimonianze raccolte sul posto durante l’intervento della polizia, chiamata dai passanti spaventati dalla violenza dello scontro, non avevano fornito riscontri oggettivi tali da sostenere la carcerazione, che è stata infine rigettata dal giudice.
M.M.