
Crans-Montana: la Procura di Roma contesta il disastro colposo
L’inchiesta sulla tragedia che ha sconvolto la località montana di Crans-Montana, costata la vita a sei cittadini italiani e il ferimento di altri quattordici connazionali, segna un punto di svolta decisivo con l’aggravamento delle ipotesi di reato. Oltre alle contestazioni iniziali di incendio, omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime, aggravate dalla violazione delle norme antifortunistiche, i magistrati della Procura di Roma hanno deciso di inserire nel fascicolo anche l’ipotesi di disastro colposo. Questa evoluzione giuridica riflette la gravità dell’evento e la necessità di una ricostruzione puntuale di quanto accaduto all’interno del locale Le Constellation. Nelle prossime ore, gli inquirenti capitolini formalizzeranno una richiesta di rogatoria internazionale diretta alle autorità svizzere per ottenere la documentazione integrale raccolta finora nel Canton Vallese. L’obiettivo primario è acquisire la lista degli indagati, i verbali degli interrogatori già effettuati e i dettagli sugli arresti eseguiti, oltre a tutti i rilievi istruttori condotti nelle ultime ore oltre confine.
Parallelamente all’attività burocratica e diplomatica, procede senza sosta il lavoro della medicina legale per dare risposte alle famiglie delle giovani vittime. Presso il Policlinico Gemelli di Roma sono iniziate le operazioni per l’autopsia di Riccardo Minghetti, il sedicenne romano che figura tra le prime vittime identificate. L’esame autoptico, avviato nella giornata di ieri, si concluderà oggi, fornendo i primi dati scientifici sulla causa del decesso. Per quanto riguarda Giovanni Tamburi, la vittima originaria di Bologna, l’incarico per l’esame autoptico dovrebbe essere conferito nella giornata di venerdì. Particolare attenzione è rivolta al caso di Emanuele Galeppini: la procura di Genova affiderà lunedì 19 gennaio l’incarico al professor Francesco Ventura. In questo specifico caso, oltre all’autopsia, verrà eseguita una tomografia computerizzata per verificare l’eventuale presenza di lesioni da schiacciamento. Questa decisione è maturata dal fatto che sul corpo del giovane non sono state riscontrate bruciature evidenti, suggerendo una dinamica del decesso legata alla calca o al crollo strutturale piuttosto che all’azione diretta delle fiamme. Anche per il milanese Achille Barosi è stato disposto un accertamento analogo per completare il quadro clinico della strage.
Un ruolo centrale nelle indagini romane è rivestito dalla relazione inviata dal team del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Viminale, che si è recato sul posto per monitorare le prime fasi delle investigazioni elvetiche. Nel rapporto, gli ispettori italiani non hanno risparmiato critiche all’operato dei colleghi svizzeri, definendoli «sbrigativi e infastiditi» durante le fasi del sopralluogo effettuato il 4 gennaio scorso. La descrizione degli ambienti interni al locale restituisce una scena spettrale, dove bottiglie di champagne e calici fusi dal calore estremo giacevano ancora sui tavoli accanto a fontane pirotecniche ormai spente. Il dato più agghiacciante riportato nella relazione riguarda il ritrovamento dei corpi: il documento riferisce infatti che «34 corpi sono stati trovati accatastati» lungo le scale d’uscita, diventate una trappola mortale. Durante l’ispezione, i funzionari locali si sarebbero mostrati «visibilmente irrigiditi e frettolosi», evitando di approfondire alcune criticità strutturali evidenti.
Le caratteristiche del locale Le Constellation sono finite sotto la lente d’ingrandimento per la palese inadeguatezza dei sistemi di sicurezza. Si trattava di un ambiente interrato, di metratura ridotta e completamente privo di finestre, dove l’unica via d’uscita coincideva con quella che avrebbe dovuto essere la via di fuga. Le scale che conducevano all’esterno, ridotte di volume dopo alcuni lavori di ristrutturazione, hanno visto il cedimento della ringhiera sotto la pressione della folla in preda al panico. Gli ispettori del Viminale hanno inoltre individuato un passaggio di servizio sul lato opposto all’ingresso, che tuttavia non portava alla salvezza ma solo a un vano ascensore. Alla richiesta di spiegazioni, i funzionari elvetici avrebbero risposto laconicamente che quel passaggio «non era agibile», sottolineando di non essere «titolati a esprimersi nel merito» della questione. Una volta ottenuta tutta la documentazione dalla Farnesina e dalle autorità del Vallese, la Procura di Roma procederà all’iscrizione nel registro degli indagati dei gestori del bar, Jacques e Jessica Moretti, già destinatari di misure cautelari in Svizzera.
M.M.