
Aggressione a Gioventù Nazionale: la Digos sulle tracce dei colpevoli
La dinamica è impressa nei fotogrammi di un video che ha fatto il giro della rete prima ancora di finire agli atti: una Citroen che tenta faticosamente di abbandonare il parcheggio di un supermercato mentre un gruppo di almeno diciotto persone, tra volti coperti e uomini a viso scoperto, colpisce ripetutamente la vettura. A bordo, quattro giovani militanti di Gioventù Nazionale, fermatisi per acquistare il materiale necessario ad affiggere volantini. L’assalto, avvenuto nella notte precedente alla commemorazione di Acca Larentia, ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate nel panorama politico giovanile della Capitale, sollevando interrogativi sulla reale matrice dell’imboscata.
Le indagini, coordinate dalla Digos, si muovono su un terreno scivoloso dove la politica si intreccia con l’estremismo. Se la collocazione geografica dell’evento — a pochi passi dal luogo dove furono uccisi Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta — suggerisce una chiara connotazione ideologica, gli inquirenti non escludono alcuna pista. Da un lato si ipotizza l’attacco frontale di gruppi della sinistra extraparlamentare, dall’altro non viene scartata la tesi di una frizione interna al mondo della destra radicale, diretta contro i giovani di Fratelli d’Italia che, come ribadito dal segretario Francesco Todde, hanno scelto di non partecipare al rito del “presente”.
I dettagli emersi nelle ultime ore offrono nuovi spunti investigativi. Nel parcheggio teatro dell’agguato, la polizia ha rinvenuto e sequestrato un coltello e un walkie-talkie, oggetti che potrebbero rivelarsi decisivi grazie all’analisi delle impronte papillari. Gli aggressori, stando alle testimonianze dei tre feriti ascoltati ieri in Questura, non si sarebbero accaniti ferocemente: dopo le urla dei ragazzi che annunciavano l’arrivo imminente delle forze dell’ordine, il gruppo si è dileguato camminando, senza mostrare segni di particolare fretta. Due dei giovani aggrediti hanno riportato lievi contusioni e traumi facciali, ma fortunatamente nessuno ha necessitato di un ricovero prolungato.
Mentre si scava per identificare i partecipanti all’imboscata notturna, il fronte giudiziario si allarga anche agli eventi successivi. Una prima informativa è già arrivata a Piazzale Clodio in merito al “presente” urlato da circa duecento persone durante la commemorazione serale del 7 gennaio. Questo appuntamento fisso ha portato all’apertura dell’ennesimo fascicolo per violazione delle leggi Mancino e Scelba, in un clima di tensione reso ancora più acceso dal recente rinvio a giudizio di 31 esponenti di Casapound per i fatti analoghi del 2024. L’udienza preliminare per questo filone è stata fissata al 20 febbraio prossimo.
Il perimetro giuridico entro cui si muovono queste indagini resta quello tracciato dalle sezioni unite della Cassazione. I Supremi giudici hanno infatti chiarito che il carattere commemorativo di una riunione non costituisce uno scudo automatico contro il reato di apologia del fascismo. Secondo la sentenza, è fondamentale valutare il contesto e il potenziale pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista. In questo groviglio di norme e tensioni di piazza, la ricerca della verità sull’aggressione di Ardea è fondamentale: occorre trovare i colpevoli e abbassare il livello di tensione, prima che succedano episodi ancor più gravi.
M.M.