
Sicurezza e immigrazione: rimpatriati 5mila clandestini, +14% rispetto al 2023
I recenti e drammatici fatti di cronaca che hanno visto come vittime la giovane Aurora Livoli a Milano e il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna hanno riacceso con forza il dibattito nazionale sulla gestione degli stranieri irregolari. In entrambi i casi, gli autori dei delitti erano soggetti già destinatari di ordini di espulsione, eppure ancora presenti e liberi di circolare nelle città italiane. Questa discrepanza tra il provvedimento formale e l’allontanamento effettivo solleva interrogativi profondi sull’efficacia delle procedure attuali, evidenziando una difficoltà che non riguarda solo l’Italia ma l’intera Unione Europea.
Secondo i dati Eurostat relativi al 2024, la media europea dei rimpatri riusciti si attesta su un caso ogni quattro ordini emessi. L’Italia segue questo trend: nella prima metà dello scorso anno, a fronte di oltre 13.000 ordini di rimpatrio, le espulsioni effettive sono state circa 2.000. Tuttavia, durante un recente question time al Senato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato i progressi compiuti dall’attuale esecutivo. Il titolare del Viminale ha sottolineato come la percentuale di rimpatri rispetto agli sbarchi sia salita al 10%, un dato significativamente superiore rispetto alle passate legislature, grazie soprattutto al potenziamento dei posti nei Centri per i rimpatri (CPR).
I numeri forniti dal ministero indicano una crescita costante dell’attività di allontanamento. Il Dossier Viminale evidenzia che nel 2024 i rimpatri sono stati 5.414, segnando un aumento del 14% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza sembra confermata anche nel 2025, con un incremento del 12% nei primi sette mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2024. Parallelamente, il governo registra una netta diminuzione degli sbarchi, che nel 2025 risulterebbero più che dimezzati rispetto al 2023. Piantedosi ha ribadito con fermezza il legame tra sicurezza e irregolarità, dichiarando che «gli stranieri sono responsabili del 35% dei reati, con picchi ancora più alti in alcune città, e soprattutto per quegli stessi delitti citati dagli interroganti».
Un punto centrale della strategia governativa riguarda il ruolo dei CPR, definiti dal ministro non come una scelta arbitraria ma come un «obbligo europeo per garantire l’effettività dei rimpatri» all’interno del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo. Nonostante l’impegno profuso, rimangono aperti casi controversi legati alla vulnerabilità dei soggetti e alle decisioni della magistratura. Emblematico è il caso del cittadino senegalese Assane Thiaw, transitato per il centro albanese di Gjader e poi riportato in Italia poiché dichiarato non idoneo alla permanenza in una comunità ristretta dopo una visita medica, nonostante i numerosi precedenti penali accumulati tra il 2022 e il 2025.
La sfida per le istituzioni rimane quella di neutralizzare i cosiddetti cavilli giudiziari che, secondo il ministro, permettono a soggetti pericolosi di evitare il trattenimento. L’obiettivo dichiarato è quello di uniformare le procedure a livello europeo attraverso la revisione del Regolamento rimpatri, attualmente in discussione a Bruxelles. Nel frattempo, la priorità resta quella di intercettare gli irregolari sul territorio per evitare che la loro presenza sfoci in nuovi episodi di violenza. Piantedosi ha concluso il suo intervento motivando la prosecuzione delle attuali politiche: «le iniziative portate avanti da questo Esecutivo manifestano segnali di efficacia e mi ritengo motivato a proseguire con ulteriori passi in avanti». Le cronache da tutta Italia sono piene di racconti di violenze, rapine e attività criminose che vedono coinvolti individui irregolari, spesso già detentori di ordini di espulsione non eseguiti, quindi se è positivo che il numero dei rimparti è in crescita, la strada per eradicare il problema è ancora lunga.