Liceo Giulio Cesare occupato: scuola divisa tra protesta e dissenso

17/12/2025

Il liceo classico Giulio Cesare di Roma torna al centro dell’attenzione pubblica. Da ieri mattina una minoranza di studenti ha occupato l’istituto, già finito sotto i riflettori nelle scorse settimane per la comparsa di una cosiddetta “lista stupri” in un bagno maschile della scuola, dove venivano elencati nomi di alcune studentesse dell’istituto. Un’azione che, però, ha spaccato profondamente la comunità scolastica, tra chi sostiene la protesta e chi la considera uno strumento sbagliato e controproducente.

Gli occupanti, che si definiscono “semplici studenti” e negano qualsiasi appartenenza politica, hanno spiegato le ragioni del gesto in un comunicato. Al centro della protesta ci sarebbe proprio la gestione dell’episodio di fine novembre e le misure adottate dalla dirigenza, giudicate insufficienti rispetto alle richieste avanzate. Nella nota vengono citate anche altre criticità, definite «superficialità», legate alla vita quotidiana dell’istituto, come l’organizzazione dei viaggi di istruzione e alcuni aspetti logistici.

Accuse che la dirigente scolastica Paola Senesi respinge con decisione. In un comunicato pubblicato sul sito della scuola, la preside esprime «sconcerto» per le motivazioni addotte dagli studenti che hanno occupato. «Le rivendicazioni degli occupanti – interventi sui distributori di bevande e merende, sui bagni e sull’organizzazione dei viaggi – sono state già puntualmente affrontate dalla Dirigenza, spiegando le competenze in essere e le procedure adottate», scrive Senesi. E sul caso che ha acceso il dibattito pubblico aggiunge: «Anche per quanto riguarda l’episodio della “lista stupri”, sono state rese note le iniziative già adottate».

La dirigente ricorda inoltre che «sui fatti riguardanti la “lista stupri” sono in corso sia indagini delle forze dell’ordine che istruttorie interne, al fine di individuare precise responsabilità e, conseguentemente, adottare provvedimenti sanzionatori verso chi si è reso autore di gesti e comportamenti inaccettabili». Un passaggio con cui la scuola ribadisce di non aver sottovalutato l’accaduto. Non a caso, l’occupazione non è appoggiata nemmeno dalle studentesse e dagli studenti i cui nomi erano comparsi nella lista.

A prendere le distanze dall’azione sono anche altri gruppi interni alla scuola. Il collettivo Zeroalibi sostiene che tra gli occupanti vi sarebbero giovani riconducibili a gruppi di estrema destra. Per questo ieri mattina è stato affisso all’esterno dell’istituto uno striscione con la scritta «Fuori i fasci dalla scuola». In un successivo comunicato su Instagram, il collettivo ha chiarito: «Ci sentiamo in dovere di dissociarci da questa occupazione». Pur condividendo alcune richieste, come un maggiore impegno sulla sensibilizzazione contro la violenza di genere e sull’educazione sessuo-affettiva, Zeroalibi contesta apertamente le modalità scelte.

Nel mezzo restano i rappresentanti d’istituto, che nel corso della giornata hanno tentato una mediazione con gli occupanti, cercando di trasformare la protesta in proposte concrete da presentare alla dirigenza. In serata, però, la posizione si è fatta più netta. In un comunicato hanno affermato che l’occupazione non è «uno strumento efficace» e che «le criticità che sono alla base dell’atto vanno affrontate attraverso l’intensificazione di un dialogo costruttivo, che ricomponga l’unità della nostra scuola». I rappresentanti si sono detti «pronti a entrare nella scuola per regolare la situazione» e a collaborare «per ripristinare un clima di fiducia e apertura».

Intanto, a Roma prosegue anche un’altra occupazione, quella del liceo Azzarita. In una nota ufficiale, il dirigente scolastico Paolo Pedullà ha espresso «sconcerto» per quanto sta accadendo, criticando duramente le modalità della protesta. «Le motivazioni del gesto addotte dagli occupanti lasciano interdetti – si legge – così come le attività proposte e pubblicizzate sui social, che rendono la nostra scuola teatro di null’altro che aperitivi, dj set, pranzi e cene sociali».

Due scuole, due occupazioni, un clima teso che riapre il dibattito sul senso e sull’efficacia di queste forme di protesta nel mondo studentesco.

M.M.

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